A raccolta! | La prigione

Un frammento di fine estate dalla raccolta di racconti a cui sto lavorando. Sperando che vi intrighi.


La conosceva. Sapeva benissimo chi era. Non era una la volta che l’aveva sentita parlare, ma mille. Mille volte passate, perché lei era passata. Lei non c’era più.  E tuttavia era lì davanti a lei. In carne ed ossa, con la sua abituale giacca di lana color sabbia, la gonna marrone, le calze scure e spesse, i riccioli d’argento. Sono impazzita, stare qui mi ha fatta impazzire. Non era possibile riuscire a vederla, contraddiceva qualsiasi logica della vita e del tempo umani, qualsiasi legge. La normalità, appena sfiorata, era tornata a scappare. E quando la donna si mosse, insieme con la gelida brezza mattutina che pareva essersi arrestata anche lei per rispettare l’assurdità di quel momento, la ragazza perdette ogni tipo di lucidità. Le tinte del mondo le apparvero tutt’a un tratto di una violenza brillante, rutilanti come le insegne pubblicitarie di una grande città. Sentì con chiarezza che stava per lasciarsi andare, per svenire. Perché la donna ora le stava mostrando il suo volto, dov’era scritta tutta l’inconfutabile verità di quell’incontro.  Era lei.

Dimezzata

Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l’aria; credevo di vedere tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l’auguro, ragazzo, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine, perché bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani

Italo CalvinoIl visconte dimezzato

Il passato muore senza gran rumore

Ci si rannicchia fra vecchi odori ferini, familiari; ci si sofferma su occhi quadrati accesi nel buio e si sospira pensando allo stesso cielo visto da altri luoghi; si trema al pensiero del tempo che non vuol dire proprio niente, sempre più spesso.

Una porta sempre aperta in un corridoio di solitudini serrate in eterno, briciole di pane e chincaglieria sul pavimento a ricordare volti meno belli di adesso, eppure più preziosi nella loro ampolla di anni rubati.

Entra di tutto qui dentro. Il vento sferza la pelle, seduce gli errori e spaventa la bellezza. “Non spazzarmi via” gli dice lei. “C’è ancora luce da vedere. Luce nuova. Se non riesci a scorgerla non so di chi sarà, ma sarebbe un peccato spegnerla. Un crimine che non vale tutti i crimini del mondo.”

Brezza rossa, silente, incerta. Il passato muore senza gran rumore.


Questo non saprei come definirlo, so solo che, al tempo, volle nascere e io lo lasciai fare.
È apparso per la prima volta su Aphorism con il titolo Un dio è uscito dalla finestra e poi è rientrato.
Francesca Fichera

Addii

E presto dissi addio, appena arrivato

ancora con la tenerezza già spezzata

come se il pane s’aprisse e d’improvviso

fuggissero tutti dalla tavola

Continuai ad essere e a restare

mezzo smantellato nella gioia

nuziale nella tristezza

senza sapere mai come né quando

pronto per tornare, ma non si torna

Si sa che chi torna non è mai partito. 

Pablo Neruda

Il tempo di Richard

È musica che ascolto?

Ah, ah! Andate a tempo. Come stride la dolce musica,

quando il ritmo è spezzato e non se ne osserva la misura!

Così è della musica del vivere;

e qui ho tanta squisitezza d’orecchio

che avverto stonature

in una corda non bene registrata;

ma nell’accordo del mio potere al tempo

non ebbi orecchio per sentire le mie stecche.

Ho fatto scempio del tempo e ora il tempo fa scempio di me:

il tempo ha fatto di me

l’orologio che gli batte le ore

I miei pensieri sono i minuti.

William ShakespeareRichard II

A raccolta! | Io

Un altro frammento dalla raccolta di racconti in corso d’opera. Buona, brevissima lettura!


Avanzavo fra i loro gomiti piegati ad angolo, dritto verso la prima transenna: un lieve cancello all’abominio. A stento sono riuscito a trattenere le lacrime e la rabbia, che riaffioravano come schiuma di pentola dimenticata, ma alla fine ce l’ho fatta; ho resistito. Ingoiare il dolore e tenerlo basso, con la testa sott’acqua, mi hanno sempre detto, e sarebbero fieri di vedere che ho imparato.

Francesca Fichera

Hai trovato orgasmi nel collettore quantico?

I racconti sono tutti ben costruiti, con trame originali e, soprattutto, congrue.
Ho apprezzato molto il gusto un po’ amaro della raccolta, perché il sesso può essere amaro, devastante, distruttivo e lasciare tristi e scoraggiati.[…]

Il tema era interessante e lo stile che avete scelto molto coinvolgente.
[…] Il sesso è diretto ed esplicito, non si riesce a mentire con il sesso, come evidenzia anche il primo racconto, quello dei gigolem.

Dai commenti a Interno Blu di Ysingrinus.

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Come fare un disegno (XI)

Non smettere finché non hai finito. […] Il talento è una cosa meravigliosa, ma non ammette la rinuncia. E viene sempre un momento – se il lavoro è sincero, se scaturisce da quel luogo magico dove si fondono tutti insieme pensiero, ricordo ed emozioni – in cui hai voglia di smettere, in cui pensi che se poserai la matita il tuo sguardo diventerà opaco, la tua memoria si oscurerà e finirà il dolore.

Stephen KingDuma Key