EXIT #11

Libro che si divora e ti divora con la sua inquietudine. […] Ci si sente catapultati nei 10 racconti, si diventa parte delle emozioni provate dai protagonisti. […] Un libro sulla paura di essere rinchiusi in una gabbia, ma un libro pieno di speranza.

Domenico A., su Amazon.

Exit

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Le opere e i giorni

A te le cose giuste che penso dirò, o Perse sciocco; 
la miseria la si può avere anche in grande abbondanza 
e facilmente: la strada è piana ed è molto vicina. 
Ma davanti alla prosperità sudore hanno messo gli dei 
immortali
: per quella lungo e arduo è il sentiero 
e aspro dapprima, ma quando sei giunto alla cima 
ti diventa facile allora, pur essendo difficile
L’uomo migliore è colui che tutto capisce da sé, 
sapendo ciò che in séguito e infine meglio sarà; 
capace è anche colui che obbedisce a chi bene gli parla
ma chi non sa capire da sé né ciò che sente da altri 
si pone nel cuore, quello è un uomo da poco.

Esiodo, Le Opere e i Giorni, vv. 286-297

(grazie ad Alfredo V.)

Edward Hopper - Office in a Small City

EXIT #10

Leggere EXIT di Francesca Fichera rievoca una trasmissione televisiva di qualche anno addietro dal titolo Oltre i confini della realtà.
[…]
Francesca Fichera possiede una capacità di scrittura fluida e sofisticata che reclama l’originalità di uno stile non comune negli scrittori contemporanei.
Il mio consiglio per l’estate.

Giovanni P., su Facebook

Exit

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Pesciolini d’argento

Ogni casa ha spazi, nascosti o meno, che svolgono la funzione di deposito a lunga scadenza.
Vogliamo troppo bene agli oggetti. Giunto il momento di separarcene, neghiamo l’abbandono, lo procrastiniamo nel limbo dei ripostigli, delle cantine.
Un giradischi rotto non dà molto fastidio su una mensola. Prima o poi lo aggiusteremo. Nel frattempo, è rassicurante sapere che esiste ancora, è lì, possiamo toccarlo, spolverarlo, abbracciarlo quando ci pare.
Come se preservassimo una parte di noi, una foto tridimensionale.

Marco Parlato, Racconti scelti per pesciolini d’argento
(Gorilla Sapiens, 2016)

Edward Hopper - Sun in an Empty Room

Una postilla

(perché il grosso di ciò che avevo da dire l’ho già detto qui)

Non chiamatemi guerriera.

Non chiamatemi leonessa.

Non chiamatelo drago da sconfiggere.

Da queste parti non si combatte né si ringhia: è pura r-esistenza.

O siamo tutti eroi o non lo è nessuno.

Qualche volta sì, sembra di stare in trincea, ma solo perché si pensa (o si canta, come farebbe Murubutu) “adesso tocca a me“; e la risposta, lo ribadisco, non viene mai dalla fede.

Mi spiace citare Nanni Moretti, perché non lo amo, però è vero che le parole sono importanti: io ci abito come nel luogo in cui si comincia a dare una forma alle cose.

L'amore è stamattina 1

E capisco e benedico la diversità, anche e soprattutto quando riguarda la capacità di reagire alla vita, ma allo stesso tempo aspiro all’incontro, e incontrarsi nel linguaggio lo ritengo uno dei migliori inizi possibili.

Perciò basta mali oscuri e incurabili o lunghe malattie: chiamatelo cancro, almeno se siete in mia compagnia, e forse riuscirete a scorgere un pezzo dell’Atlantide dove, volenti o nolenti, si sono imbattute milioni di anime.

Che provano a stare a galla e, qualche volta, perfino a nuotare.

Genova fantasma

La sofferenza porta a fare confronti; uno dei lati più umani (e dunque più disgustosi) di quello che abbiamo.

Così si chiede se l’erba del vicino è più verde perché in qualche modo la speranza è che non lo sia.

Perché ti dico questo?

Perché sono arrabbiato con te, che mi hai lasciato qui, a Napoli, lontano da te. Perché non ricordo più che faccia hai e che gesti fai al mattino. Perché adesso è passato davvero troppo tempo.

Duomo di Genova

Perciò ti raggiungo (ci si raggiunge sempre, prima o poi) fra i carrugi e le creuze, le salite e le discese, tutto un dedalo di piccoli miracoli incastrati fra loro.

E il primo sei tu, che non affanni più nel percorrerli: il tempo ha cambiato giro in riva a questo mare, in mezzo a queste pietre. È tutto bianco e blu, come hai sempre voluto, ed è lento, come le piccole bellissime cose di ogni giorno.

Se durerà non conta, perché già è eterno nel momento in cui è accaduto. Come un fantasma buono.

Quarto di Genova
Quarto di Genova

Gli imperdonabili

L’urto continuo e armonioso dei contrari conduce l’animo a una sorta di ardente immobilità, lo colma fino all’orlo di una vita che non trabocca perché il suo stesso muoversi la frena.

«Dal centro al cerchio e sì dal cerchio al centro, movesi l’acqua in un ritondo vaso, seconda ch’è percossa fori o dentro».

Mais une amitié pure est rare.
Come una pura poesia. Che vive delle identiche leggi.


Cristina Campo, Gli imperdonabili

Edward Hopper - Nighthawks

Grazie ad Antonella Marotta.

Sbagliare

Perché, vedete, non è che si sbaglia di rado. Anche quando lo ammettiamo a noi stessi (di aver sbagliato) e così facendo crediamo di aver già fatto a sufficienza per rimettere ogni cosa a posto.

Io per esempio porto sempre con me l’immagine di uno studente che ripeteva nell’orecchio del compagno la puttanata da me appena pronunciata durante una lezione. Si era accorto dell’errore e io di lui che si era accorto dell’errore (che spirale eh?) eppure nessuno dei due ha voluto risolvere l’inghippo ad alta voce.

Edward Hopper - Mattino d'estate

Per questo, penso, si continua a sbagliare. Sbagliando s’impera, ma l’infallibità pare sia più in voga.

(non venite a scrivere tiritere sull’umiltà, ché in genere chi ne parla sempre è il meno umile di tutti)