Nella luce #12

Nella Luce è un viaggio emozionale di corpo, mente e anima. Lei, lui, loro. Cose e persone si fondono in un unica cellula. Una corsa contro il tempo e contro gli elementi. Sentimenti d’amore e paura, e la netta sensazione di essere trasportati in quella stessa dimensione e verso quella stessa direzione. Francesca Fichera è l’autrice di questa piccola grande opera. Uno stile il suo, unico e inconfondibile, che scoprirete in questo libro.

Vanessa Sulpizi, su Storie e racconti.

La sua recensione continua qui.

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Scotty in Turin

Arrivò un bambino con le mani in tasca / e un oceano verde dietro le spalle. Su un aereo traballante e scassato, con la condensa che gocciolava fra i capelli. Era novembre e il Valentino era arancione, ma il fiato diventava già bianco lungo i Murazzi.

Luci, leggende, esoterismo: le strade erano un dedalo ordinato, ripetitivo, anche un po’ solenne. Il vino colava e riscaldava fino a cancellare i sapori. E lì, in quel baretto verde e dorato illuminato di giallo, hai capito che ci sono cose il cui profumo è migliore del sapore, proprio come la cioccolata calda.

Nella giostra cinematografica ospitata dalla Mole ci sei tornata anni dopo, con me e un sorriso nuovo. Io sono rimasto a guardare le pareti intonacate e seriose del palazzo di fronte, mentre mi sforzavo di ricordare vecchi numeri civici, nomi di ristoranti e il tuo racconto di quando avevi visto per la prima volta, di notte, piazza Vittorio Veneto, e di come ti era parsa un corridoio di perle.

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Nella metro specchiata, un’altra prima volta: non avere nostalgia di casasognare davvero un futuro. Cornetto e cappuccino sotto i portici, con la pioggia sulle strade lastricate e lisce, ti sono bastati. Qualcosina in meno scoprire che molti bar alle 7 chiudono e, per di più, non fanno più caffè già da qualche ora.

Ma lì, oggi che le rose sono marcite e le maschere servono solo a giocare, sai bene che sarebbe il tuo secondo posto. Il primo con lui, che mi è tanto simpatico e ti prendeva in giro fra le vetrine del Museo Egizio, o quando mangiavi controvoglia quella strana farinata al formaggio.

Perché, poi me l’hai detto, il vino stavolta aveva un aroma diverso, che non copriva tutto il resto. Che non vestiva la realtà di sogno, ma il sogno di realtà. E va bene così: se guardi troppo gli occhi accesi degli abbaini, è bene che ci sia qualcuno a rendere più tenue il buio.

E la mia soffice coda asciuga-lacrime ha fatto il suo tempo; sapevo che questo momento, prima o poi, sarebbe arrivato. Però so di lasciarti in buone mani. Lasciarti, poi… Saremo in tre! È solo questo a cambiare. Le altre cose, ne sono sicuro, le cambierai tu.

Borrowed Time – Una recensione

All’inconfondibile palette Pixar s’è aggiunto un nuovo colore. Una sfumatura cupa, nata dalle ombre. E da cinque anni di lavoro.

Per quanto figli di un brand cinematografico specializzato nel colpire al cuore senza distinzione di età, gli animatori Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj hanno scelto di intraprendere una piccola ma significativa deviazione.

Eppure Borrowed Time sfiora la viralità quasi quanto il suo ben più tenero collega Piper.

Sarà perché questa amara variazione sul tema del confronto con la vita possiede il pregio della ruvidezza? Che per andare avanti bisogna tornare su ciò che è stato anche se la verità fa male?

Le risposte, come questo brevissimo western ci insegna, arriveranno solo dopo. Ma al momento giusto.

Voto: 7

Francesca Fichera

Andarsela a cercare

Di quelli che dicevano “però un po’ te la sei cercata” ne ho conosciuti tanti. Anche di quelle. Al punto che, per qualche tempo, mi sono convinta che queste donne e questi uomini avessero indistintamente ragione.

Che se piacevo a tanti e ricambiavo, era normale ritrovarmi con la faccia nel buio di un muro, con lui a dirmi “perché agli altri sì e a me no?“. E poi il sarcasmo, le pacche di finto rimprovero (a lui), gli ostinati “ma tutte tu!?“, “non ci pensare“, “certo che te le tiri” (a me): anche quello, normale. In qualche modo giusto. Nonostante alla fine non sia riuscita mai a vederci niente di comico, niente per cui incolparmi, in quei cinque minuti di oscurità polverosa e infinita.

Tanti anni dopo sono arrivate delle scuse che ho accettato controvoglia. Ma l’ho fatto. Eppure, a ripensarci, sistemando le azioni e le parole sulla mia bilancia immaginaria, mi sono resa conto che avevano quasi lo stesso peso.

Perché esiste un frasarioun dizionario violento, su cui soprassediamo ogni giorno. Che spiega il germe dell’azione nell’ottica di un’eterna delega all’altro, impregnata dell’egotismo più infantile. Figlia di un pensiero bigotto, ignorante, spesso fascista (termine sufficiente ad inglobare gli altri due).

Come le prediche di chi «piaceva a tanti e ricambiava» dietro lo scudo di mariti e fidanzati tenuti prudentemente all’oscuro: loro sì che la rispettabilità potevano permettersi il lusso di raccontarsela. Perfino di insegnarla agli altri.

E se anche questa non è violenza, allora io ho capito poco e vissuto nulla.


Questo post l’ho scritto pensando alla Bibo, che con i suoi scritti ha risvegliato memorie ma anche, e più di tutto, il coraggio.

 

Contro i mulini

Poiché si è perso il senso dell’ovvietà e bisogna dire ovvietà per ricordarlo, poiché se non lo fanno tutti non lo fa nessuno, poiché Fabio Volo è banale e Francesco Piccolo no perché è scampato alle tendenze, poiché è lunedì mattina, lascio qui una crosticina della mia lotta contro i mulini di carta, senza un Cervantes che possa nobilitarmi.

La lingua del mondo batte su tutti i dolori insuperati.

Nella luce #11

In un quarto d’ora di tempo Francesca ci conduce nello sgretolamento interiore ed esteriore della protagonista. L’apocalisse ha il rumore delle nuvole che cadono dal cielo, nuvole che vanno e vengono, se raggiungono il suolo diventano nebbia e non è possibile vedere più nulla. Solo l’ignoto, privo di colori.

Silvia, su In direzione ostinata e contraria.

La sua recensione continua qui.

Nella luce di Francesca Fichera


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Liebster Award 2016

Il Liebster Award (e come ci sono finita dentro)

Se sono qui, per la prima volta, lo devo alla sorridente blogger di Sweet Me Book e alla sua nomination totalmente a sorpresa. Grazie! :D 

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C’ho messo un po’ per capirlo ma, insomma, eccomi qua. In sostanza questo Liebster Award, nato qualche anno fa in diversa forma allo scopo di creare una rete di passaparola fra blogger, è diventato un simpatico modo (per quanto prolisso e un pochetto faticoso!) per conoscere e far conoscere i blog più piccoliIl che, attenzione, non sempre è una nota di demerito: pochi follower non sono sinonimo di scarsa qualità (porto l’acqua al mio mulino? Anche, mica so’ scema!).

Comunque, volete le prove? Scorrete ed esplorate la lista dei blog che ho nominato, qualche riga più in basso, e forse capirete cosa intendo.

Ah: per verificare il numero di follower basta cliccare sui titoli dei blog prescelti dal vostro lettore WordPress. In altre piattaforme, come ad esempio Blogspot, non di rado gli elenchi dei seguaci sono disponibili in chiaro sull’homepage dei siti.

Inutile dire che, senza il limite numerico imposto “dall’alto”, avrei scelto molti più blog di quanti ne ho effettivamente citati. Ma tutti gli altri ci sono, anche se invisibili.

Il regolamento, in breve

  1. Ringrazia per la nomination

  2. Nomina a tua volta 11 blogger con meno di 200 follower 

  3. Scrivi 11 domande per i blogger che hai nominato

  4. Rispondi alle 11 domande poste dal blogger che ti ha nominato

  5. Inserisci il banner del premio

  6. Avvisa ciascun nominato personalmente

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Le mie nomination 

  1. Carlo Sperduti

  2. Karashò

  3. Thireòs

  4. Taccuino da altri mondi

  5. Il lunedì dei libri

  6. Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens

  7. Webnauta

  8. Nazione oscura caotica

  9. Correzione di bozze

  10. Storie e racconti (Racconti di Vanessa)

  11. Poesie per finta

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Le domande che vi faccio

  1. Il libro che stai leggendo.

  2. Un posto in cui vorresti stare in questo momento.

  3. Il film, la serie tv o il cartone animato della tua infanzia.

  4. Tre cose che sai di te.

  5. Tre canzoni che ami.

  6. Un ricordo felice.

  7. Una cosa che ti spaventa.

  8. Il tuo rapporto con la fantascienza.

  9. L’ultima cosa che hai scritto prima di leggere questo post.

  10. Un consiglio di lettura.

  11. Una citazione da ricordare.

Le domande a cui ho risposto

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  1. In quale luogo libresco vi piacerebbe visitare o vivere? I multiversi della Torre Nera di Stephen King… ma chissà se non ci siamo già.
  2. Quale personaggio libresco potrebbe essere un vostro compagno di avventure perfetto? Il visconte dimezzato: saggio, ironico e per certi versi affine.
  3. Quale poesia (anche quelle fatte a scuola) vi ha colpito o amate maggiormente, e perché? La Poesia di Eugenio Montale. Tutta. Anche se questa più delle altre. Perché mi ricorda di quando ho dubitato per la prima volta di tutto, e non ho più smesso. E mi dice che va bene lo stesso, che non sono sola. Che è la vita.
  4. Romanzo o racconti? Naturalmente entrambi. Anche se pare mi riesca di scrivere meglio i secondi.
  5. C’è un film o serie tv che vi ha colpito più del libro e vi ha fatto ricredere nella trama? No. Ma solo perché metto film e libri in due galassie differenti (e questo un po’ mi salva dalle false aspettative).
  6. Libri usati o nuovi? Basta che siano leggibili.
  7. Come passate la “fase” del blocco del lettore? Ne avete mai avuta una? Touché! Ne sto vivendo una proprio in questo momento. Se potessi, spegnerei il pc e prenderei un biglietto sola andata portandomi dietro una valigia intera di alternative di lettura.
  8. Un libro che vi ha insegnato qualcosa. Quelli buoni, per me, hanno sempre qualcosa da insegnare. Comunque, il primo a cui ho pensato è La caduta di Camus: mi ha fornito una grande lezione sull’umanità in un momento di crisi profonda. Mi ha presa per i gomiti e rialzata di forza.
  9. Uno scrittore che stimate ed uno che vi a deluso enormemente. Da King a De Giovanni, ne stimo tanti. Sulle delusioni, invece, non saprei esprimermi: scrittura, umanità? Da questo secondo punto di vista, ci sono personalità che, per quanto ne ammiri la capacità di raccontare, tollero a fatica su altri fronti. Isabella Santacroce per esempio: a lungo andare ha finito col respingermi, come se il suo modo d’essere quotidiano riuscisse a contagiare tutto il resto.
  10. Meglio le copertine inglesi/americane o italiane? Le americane.
  11. Avete un libro autografato? Se sì, da chi? O da chi vi piacerebbe avere l’autografo? Se dico Stephen King sono monotona? (scherzi a parte, ho una bella copia de L’addio firmata dal suo autore, Antonio Moresco, e un’altra dei Quaderni giapponesi disegnata da Igort).

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maledetto lunedì

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quando squilla il cellulare sono in collina al quarto chilometro.

«faccio con amore il mio mestiere», mi fa Matité, e non è in alcun modo una domanda.
anzi, nel suo caso si potrebbe affermare che abbia fatto dell’amore il suo mestiere, ma non glielo dico. e se non sono mai stata cliente di Maria Teresa, la mia amica che fa marchette per fare la spesa è soltanto per una questione di budget, non perché sia donna.

la conobbi da Intimissimi sei anni fa, a Milano, dov’ero ospite da mia sorella per alcuni giorni di riflessione e per vedere la mostra di Hopper. ricordo che la sua lunga mano scivolò attraverso la tenda del camerino sul mio fondoschiena: ti starebbe molto meglio una misura più piccola, disse la voce di Marité ancora senza un volto. allora chiamai la commessa e seguii il suo consiglio. quando infilai la culotte la cercai per ringraziarla, ma lei era…

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