FEFF19: Survival Family, l’amore e il blackout globale

Primo diario del Far East Film Festival 19!

CineFatti

Lo sforzo di arrivare al Far East Film Festival di Udine è sempre ripagato dall’atmosfera di totale entusiasmo per il cinema che vi si respira, senza divisioni né snobismi di sorta. Come – almeno secondo noi – dovrebbe sempre essere.

Alla nostra terza volta al FEFF possiamo dunque confermare –  non che ce ne fosse il bisogno ma ci fa tanto piacere ribadirlo – la qualità del lavoro svolto da Sabrina Barracetti, Thomas Bertacche e tutto lo staff della kermesse udinese. Che quest’anno può vantare anche un design grafico di notevole impatto, in grado di dare un tocco di classe in più ai tanti gadget donati o venduti durante la manifestazione, oltre che alla veste del Teatro Nuovo, il centro del festival.

Per la sua diciannovesima edizione il Far East non punta sull’effetto grande nome (à la Joe Hisaishi) ma sulla consueta e gradevole varietà della sua selezione cinematografica. Quella…

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Annunciazio’!

Poiché mi attendono dieci giorni di festival in giro per l’Italia metto la Finestra di Hopper in standby (o dovrei dire: la socchiudo). Ma solo per un po’.

Intanto vi rimando a CineFatti, dove troverete i miei diari di viaggio e qualche foto sfocata (nell’era in cui tutti fotografano io mi riconfermo una frana) delle cose belle che mi aspetto di vedere.

E vi lascio un Nick Drake a caso, che con i paesaggi in corsa fuori dai finestrini sposa sempre benissimo.

A presto, cari lettori.

Mi ricordo

Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi; salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo, e così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere e con il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell’attimo e perciò né triste né annoiato…

L’uomo chiese una volta all’animale: Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della tua felicità? L’animale voleva rispondere e dire: ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire – ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque. Così l’uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre attaccato al passato: per quanto egli vada e per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l’attimo, in un lampo, è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all’uomo.
Allora l’uomo dice: “Mi ricordo”.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

Cinque ragioni su Tredici

13 Reasons Why

CineFatti

Le tredici ragioni per cui non torneremmo mai al liceo.

Quando si parla di disgrazie funziona un po’ come con le morti illustri: tutti sembrano voler segnare il territorio, dire io di piùtu non puoi capire. Invece Tredici aiuta a far passare un concetto molto semplice e a suo modo balsamico: siamo stati nella stessa barca.

Ci ho pensato tante volte ricordando F. (non scrivo il suo nome per discrezione) un mio ex compagno di scuola bullato sin dai tempi delle elementari che a un certo punto della sua adolescenza decise di suicidarsi. Nei tanti romanzi che ho cominciato e poi abbandonato gli ho sempre riservato un posto speciale, una dedica. Anche se quando sono venuta a sapere di lui non lo vedevo da più di quindici anni.

Un invito a guardarci attorno

Sì, Tredici (13 Reasons Why) racconta una storia di suicidio e di bullismo. Li…

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Corsi e ricorsi

Una volta, tantissimo tempo fa, ho finto di conoscere alcuni film di un regista durante una chiacchierata con un ragazzo su cui volevo fare colpo.
Dopo, poiché per natura sono incapace di convivere con una bugia, ho recuperato tutta la filmografia di quel regista; e sì, quella persona sono riuscita a conquistarla, ma poi l’ho mollata.
Del resto quanto può durare un rapporto basato sulla finzione? Mi direte: finché la finzione regge – ed è vero, un po’ come le dentiere.

Ecco, il mondo culturale italiano mi dà l’impressione che voglia di continuo fare colpo su di sé, da qualsiasi lato lo guardi: è tutto un fingere di amare e di conoscere cose che servono ad ingropparsi persone che servono al solo scopo di sembrare più belli.

 

Planetarium (Rebecca Zlotowski, 2016)

La mia recensione di Planetarium.

CineFatti

Il mistero di Planetarium.

Una pioggia di stelle, critiche positive e riconoscimenti cade su Rebecca Zlotowski . Varrà lo stesso anche per il suo Planetarium, distribuito in Italia da Officine Ubu? La risposta arriva presto, a metà strada fra un trailer necessariamente ingannevole e un film sull’inganno che inganna a propria volta.

D’altra parte quale può essere la verità – se di verità è concesso parlare – quando c’è di mezzo lo spiritismo? Nel cammino storico della pratica (o messinscena?) della seduta spiritica s’incunea la vicenda delle sorelle Fox – cui il film della Zlotowski è in parte ispirato – sullo sfondo di un’Europa pronta a precipitare nel baratro dei totalitarismi.

Siamo dunque negli anni Trenta del Novecento, solo che non si capirebbe se non fosse per la foggia degli abiti delle protagoniste femminili Laura (Natalie Portman) e Kate (Lily-Rose Depp) e per alcuni dettagli…

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Com’è profondo e silenzioso il mare

Fra l’Ulisse di Omero e l’esercito di uomini qualsiasi c’è sempre stato di mezzo il mare. Prima sfondo e confine dell’enciclopedia tribale (cfr. Havelock 2006) poi regno del fantastico e dell’insondabile, poi ancora luogo eletto alla contemplazione malinconica e all’incontro con le Muse, l’oceano non ha mai cessato di ricordare all’umano i termini della sua finitezza. Di fronte a lui, dove “Dio […] ha rispecchiato il cielo” (Pessoa, 2007) l’uomo vive la contraddizione dell’essere piccola parte di una grandezza immensa.

Il portato simbolico del mare schiaccia e al contempo entusiasma ogni presenza. Fra le sue onde pulsa la memoria di una purezza atavica che non è più (in fondo non è mai del tutto stata) e che prende forma fra le pagine dei classici o nei fotogrammi di storie disegnate come quella de La tartaruga rossa.

continua su Quaderni d’Altri Tempi.

Il fastidio di Francesca F.

La mia idea di Fastidio.

Fastidio

Lui sa cosa mi dà fastidio: essere toccata mentre scrivo, il solletico all’improvviso, una persona che mi blocca la strada quando cammino. Così mi spalma una mano fredda sul collo, inizia a ripetere una domanda, cerca di farmi ridere mentre sto al telefono col medico. A volte prova a soffiarmi aria nel naso e a rovinare il trucco appena messo, se rispondo “non lo so” mi dà della stupida fino a che non ci casco. Quando non mangio è come quando ho sonno, ma lui parla e straparla sapendo di rendermi nervosa, meglio ancora se ho mal di testa.
I momenti di fretta diventano film di Fassbinder se mi ricorda che devo fare presto, come quando ci perdiamo insieme ed è tutta colpa mia che non so leggere la mappa.
E quelle volte in cui impiego ore a prepararmi e poco prima di aprire la porta noto una sola…

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Nella luce #15

Il vento ci porterà: è una saggezza che gli uomini esprimono da migliaia di anni e che continueranno a esprimere [almeno fin quando l’umanità non avrà superato la sua stessa soglia].
Però occorre aggiungere una ovvietà tanto evidente da restare impensata. Il vento non ci porterà tutti insieme in un altro posto; e, anzi, non ‘ci’ porterà affatto.
Ecco: a realizzare questa evidenza ci si sente implodere.
Come se il cielo ci cadesse addosso con tutto il peso della sua inconsistenza.

Questa è stata la mia immediata, singolare e partecipata risposta a Nella luce, piccolo e bel racconto di Francesca Fichera.

Massimo Villani


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