Coraggio

Charles Bukowski ha scritto che chi non ha immaginazione è il più coraggioso.

Allora io, che ho l’immaginazione spezzata, dove mi colloco?

Io, che inizio a fantasticare e poi mi fermo, perché vivo cose più grandi di incubi e bei sogni?

Forse dovrei anche piantarla con questa assurda ossessione per il coraggio, e lasciare che le cose si esprimano come vogliono, come possono.

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EXIT #5

Ci sono storie ordinarie di solitudine e arroccamento, di porte che appaiono o scompaiono, di ricerca di “un qui diverso” per trovarsi in una “dimensione intuibile dai savi”. C’è sangue e sacrificio, ci sono bagliori e ricordi, fughe e ricerca di libertà.

Questi racconti vanno assaporati lentamente perché bisogna lasciarsi attraversare dalla prosa poetica di Francesca Fichera e farsi condurre per mano nelle sue diverse realtà, toccarne i muri e intuire i fantasmi che le popolano.

Fabio R. Crespi, su Runneapolis.


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Quell’amore di Troisi

L’amore credo sia quel sentimento che riesce a uscire indenne dal tempo che passa, che riesce a durare, che vince la stanchezza, la noia, i dolori, le rotture di scatole. Ma bisogna attendere tanto prima di riconoscerlo. Si può dire solo a posteriori se uno ha davvero amato, perché mentre si ama non lo si capisce

Massimo Troisi

Nato il 19 febbraio 1953

Racconti dalle periferie d’Italia

La periferia nel cinema italiano, dati e film alla mano. Per l’articolo completo basta un clic in fondo al testo.

In qualità di esempi di disadattamento che sopravvivono adeguandosi al regolamento interno dei microcosmi devianti (D’Agostino 1984), le figure sullo sfondo di paesaggi urbani nuovi e degradati si può dire che rientrino fra le più rappresentative della produzione audiovisiva italiana immediatamente recente. […]

All’interno di tale accresciuta percentuale di prodotti audiovisivi situati in periferia, successiva sia al cosiddetto fenomeno del gomorrismo che al rinnovato allontanamento dell’immaginario dalla Roma “bene”, a spiccare è proprio la presenza costante del capoluogo laziale.

Sono i “margini della capitale” (Fusco 2013) il luogo periferico preferito dall’industria cinematografica del nostro Paese: un assunto che, senza trascurare la pur significativa traccia lasciata da Napoli e dalle immagini legate al suo hinterland, potrebbe aiutare a riscrivere il dibattito sulla negatività del primato che la periferia partenopea avrebbe finora detenuto nell’immaginario italiano contemporaneo.


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Racconti dalle periferie d'Italia. Suburra

EXIT #2


Il problema di questi racconti è che, a un certo punto purtroppo finiscono.
Sono come tante piccole pugnalate al cuore e non vorresti mai arrivare in fondo, perché sai che ti aspetta un finale perfido e crudele, ma Francesca ti conduce fino all’ultima pagina con una scrittura che è simile al canto di una sirena: non hai possibilità di smettere.

Lucia, su Amazon.


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La sentenza

Ed è caduta la parola di pietra
Sul mio petto ancor vivo.
Non è nulla, vi ero preparata,
ne verrò a capo in qualche modo.
Ho molto da fare, oggi:
bisogna uccidere fino in fondo la memoria,
bisogna che l’anima si pietrifichi,
bisogna di nuovo imparare a vivere

Se no… L’ardente stormire dell’estate,
come una festa oltre la finestra.
Da tempo avevo presentito questo
giorno radioso e la casa vuota.

Anna Achmatova

Sono - Summer Interior - Hopper

(grazie a Zelda Zonk)

EXIT #1

C’è l’orrore, il fantastico, il gotico, c’è la vita vera, crudele e reale, spaventosa e triste. Futuri, passati, presenti dolorosi, perché è dolore che ci porta all’inevitabile mutamento.
Per le persone sole non c’è niente dietro le porte“, ci dice qualcuno, all’interno di una delle dieci storie. Un niente che forse è tutto quello che rimane.
Francesca Fichera è un’autrice bravissima, sicura nella sua raffinata scrittura profondamente classica, che non si atteggia in maldestri tentativi scrittura artefatta (così cara, mi pare, in tanti autori nostrani), giusto per darsi un tono. La Fichera ha delle cose da dire, delle storie da raccontare. Ho una passione per i racconti, soprattutto molto brevi. Se l’avete anche voi, come me, non lasciatevi sfuggire Exit. Stupenda copertina, ottimo lavoro di editing. 

Silly, su Amazon.


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Guardare Roma è farsi un regalo

Roma – Una recensione

CineFatti

Romaèuncerchiochenonsichiude

Sarà che il chiacchiericcio su Roma di Alfonso Cuarón assomiglia un po’ alla sua storia: in fondo non finirà mai?

Una semiretta o un semicerchio, ecco cosa sembra, come se la rivelazione autobiografica del regista messicano sia stata messa lì per farsi paragonare a la qualsiasi, figure geometriche incluse.

Invece ha molto più dell’arte secondo la definizione di Cesare Pavese: semplice in principio e complessa alla fine, come un fiore che sboccia in timelapse.

L’ombradellaluce

Comincia con un movimento ininterrotto della macchina da presa, culmina in due corpi capovolti sotto il sole – “Sai che non è male essere morti?” chiosa il bambino – e procede attraverso scene sottratte ai pomeriggi estivi dell’infanzia.

Nonostante l’insistenza su alcune fastidiose ma funzionali ripetizioni (qualcuno ha detto merda di cane?) la rivelazione/confessione di Cuarón sa ricordarci il significato della parola intimitàparlando con la luce.

Viene quasi da dire che l’utilizzo del biancoenero non è mai…

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