Nella luce #21

Anche dopo l’uscita di Exit, Nella Luce continua a riscuotere stelle.


Nella luce riesce davvero a risucchiarti nel suo ritmo. La lettura (e rilettura) di questo breve racconto mi ha accompagnato in diversi momenti di buio, in cui tutto è “stupefacente e terribile”.

Gabriella, su Amazon.


Link per acquistare e/o recensire l’ebook:

Kipple Officina Libraria

Amazon

BookRepublic

Anobii

LibreriaUniversitaria

Goodreads

Kobo

…e anche iTunes Store!

Annunci

Il tempo di Orvieto

Cominciamo col dire che sono uno scoiattolo, non il bianconiglio, per cui non dovrei star qui a dirti che l’orologio corre in fretta da quando hai alzato gli occhi sulla facciata del Duomo di Orvieto per controllare dove cominciava il cielo.

Quello – mi viene da dire – è tutto nella stanza che avete condiviso, ma so di suonare melenso.

OrvietoBomarzo (51)

Invece non c’era niente di dolciastro in quella città piccola come te, con le gelaterie vuote, i gatti neri all’ombra delle bouganville, la musica incastrata fra le pietre e il tartufo più buono del mondo rannicchiato sulla pasta.

Dall’aria all’acqua, ogni elemento lassù sembra avere l’aroma dell’erba e della terra, amaro e gustoso come l’Orvietan, buio senza essere malinconico.

OrvietoBomarzo (2)

Ma in fondo, sul fondo, hai sempre saputo dove cercare le cose scintillanti (le monete? Diciamo le monete) e il pozzo di San Patrizio ne sa qualcosa, e ne sai qualcosa tu, che già correvi pur non sapendo di dover correre.

Ricorda che lui ti aspetta sulla cima, e anch’io.

OrvietoBomarzo (25)

EXIT

10 storie, una sola uscita.


Assenze, presenze, arrivi, partenze.

10 storie brevi, una sola uscita.

Da una stanza, da una casa, dalla scena.

Ci sono porte, al centro o sullo sfondo, che nascondono spettri, sigillano vecchi mondi, si aprono su nuove dimensioni. Rimanendo, in un modo o nell’altro, punti di origine del cambiamento, malinconiche ma imperdibili vie di fuga, dove l’unica luce è un EXIT che lampeggia.

Questa è Exit, la raccolta di racconti che mi trascino dietro da una (altra) vita.

Editata e impaginata da Germano Hell Greco, letta in anteprima da Silvia Pilly Von Bussen e Lucia Patrizi, con copertina di Luca Morandi e l’immancabile zampino di Fausto (i miei tre quarti).

Link per acquistare e/o recensire l’e-book:

Amazon

Goodreads

Sempre fedeli a Stefano Re – CineKing #47

L’ultimo CineKing del 2018

CineFatti

Fedeli al Re nonostante il Ka avverso

Sono 47 mesi (agosto escluso) che ilCineKingdiCineFatti corre verso Nord senza fermarsi, nonostante gli intoppi e i giorni 19nati sotto una cattiva stella.

Del resto vi sarete resi conto da voi che oggi è il 2 dicembre e, dunque, il nostro appuntamento conStephen King(non per la prima volta) ha un po’ sballato i tempi.

Poche chiacchiere: sembra giunto il momento di prendersiuna pausa.

Prima…

Prima però vi diciamoquel che c’è da sapere, in modo da non lasciarvi sguarniti sui percorsi mediatici da seguire nei prossimi mesi.

A cominciare dall’annuncio cheMike Flanagan (Il gioco di Gerald,Hill House) ha diffuso poche ore fa attraverso i suoi canali social: le riprese dell’adattamento di Doctor Sleep sono giunte al termine.

Quando lo vedremo? Il 24gennaio del 2020: evidentemente laWarner…

View original post 170 altre parole

Il salto di Harold

Sui miei compiti a scuola mi firmavo sempre con il mio nome per intero, Harold Emery Lauder.

Ho firmato i miei manoscritti nello stesso modo.

Dio mi aiuti, una volta l’ho scritto sul tetto di una baracca in lettere alte un metro.

Voglio firmare questo con il nome che mi hanno dato a Boulder. Posso non averlo accettato allora, ma ora lo prendo volentieri.

Sto per morire in possesso delle mie facoltà mentali.

Il salto di Harold - Finestra di Hopper

 

Con precisione, in fondo, aggiunse la sua firma: Falco.

Rimise il quaderno nella tasca della sella della Triumph. Rimise il cappuccio alla penna e se la infilò in tasca. Mise la canna della Colt in bocca e guardò in alto verso il cielo azzurro.

Gli venne in mente un gioco che facevano quando erano bambini, un gioco per cui gli altri lo prendevano in giro: non era mai riuscito a trovare il coraggio di andare fino in fondo. C’era una cava di ghiaia in fondo a una delle strade dietro il paese, e bisognava saltare giù dal bordo e cadere per un’altezza che toglieva il fiato prima di toccare la sabbia, rotolare e infine risalire per ricominciare daccapo.

Tutti, tranne Harold. Harold rimaneva sull’orlo del salto contando Uno… due… tre! proprio come gli altri, ma la formula magica dei tre numeri non funzionava mai. Le sue gambe rimanevano bloccate. Non riusciva a costringersi a fare il salto. Gli altri a volte lo sfottevano, gli gridavano dietro, lo chiamavano Harold la mammoletta.

Pensò: Se solo fossi riuscito a saltare una volta… solo una volta… forse non sarei qui. Bene, l’ultima vale per tutte.

Pensò: Uno… due… TRE! Tirò il grilletto.

La pistola sparò.

Harold aveva fatto il salto.

#InCorto: Bao (Domee Shi, 2018)

Bao (corto) – Una recensione

CineFatti

Con Bao la dolcezza è un piatto da servire caldo

Sembra facile ma non è, questo Bao, antipasto fragrante servito da Disney Pixar per aprire le danze di Gli Incredibili 2. A prepararlo è la regista Domee Shi, che attizza il focolare per cucinare dei tradizionali e tondissimi baozi.

Ed ecco che il tenero involtino ripieno, stretto tra i denti dell’alter ego animato della regista, si anima con urlo e uno starnuto. Ha gambe, braccia e vita propria, oltre alla più irresistibile delle vocine: l’incubo di ogni vegano, ma anche di noi tremendi onnivori e della donna sullo schermo, per cui il bao non può essere mangiato.

Al contrario, il buffo raviolo deve essere allevato. Tutta la breve storia dell’ennesimo iridescente corto Pixar è il racconto di una crescita, esteriore e, ovviamente, interiore, come del complesso quanto naturale rapporto fra genitori e figli

View original post 165 altre parole

Il resto sono coriandoli

Ho imparato un segreto: non esiste un ‘senza’.

Io non sono svanita, sono disseminata in tantissimi piccoli pezzi spolverati sulla vostra vita come neve fresca.

Il perdono è caldo come una lacrima su una guancia. Pensate a questo e a me quando sarete nella pioggia.

Vi ho amati con tutto il mio cuore e voi mi avete ricambiata, questo conta.

Il resto sono coriandoli.

da The Haunting of Hill House 1×10

The Haunting of Hill House: dentro l’incubo del lutto

Dentro Hill House

CineFatti

Dentro Hill House la vita è un brutto sogno (ma l’unico che abbiamo)

Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo 
non è che un sogno dentro un sogno.

Edgar Allan Poe

Chiudere tutte le porte a costo di non far entrare niente, dalla luce alla vita: ecco cosa significa avere paura. Ecco qual è il cuore di Hill House.

Dall’omonimo romanzo di Shirley Jackson, parte del Gotha degli autori di genere, prende forma l’ennesimo esempio di casa stregata che ricalca i meandri di una mente e di un cuore (e di uno stomaco).

E in The Haunting of Hill House le menti e i cuori sono tanti, un’intera famiglia – quella dei Crain – trattenuta fra i muri e i corridoi di un incubo all’apparenza senza uscita.

Un incubo oceanico

Nell’allora della serie Netflix scritta e diretta da Mike Flanagan, la storia della magione…

View original post 580 altre parole

Elevation of the King – CineKing #46

Elevation of the King – CineKing #46

CineFatti

Sugli alti e i bassi dell’impero di Stephen King

23 ottobre, Italia: esce The Outsider, il nuovo thriller kinghiano osannato da Dan Simmons e soci. 30 ottobre, USA: è il turno di Elevator, altro attesissimo (e combattutissimo) romanzo di quel Re a cui – diciamocelo – ormai fatichiamo a stare dietro.

E anche se non è sempre tutto rose e fiori, quando parliamo di Ka la fede resta un incrollabile baluardo, capace di resistere a delusioni più o meno ingenti – come quella di Castle Rock – come ad estenuanti periodi di magra.

Dal libro al film: la storia non si ferma

D’altra parte tutti eravamo convinti che il primo nuovo adattamento da segnare in agenda sarebbe stato il secondo capitolo di IT per la regia di Andy Muschietti, in arrivo negli Stati Uniti il 6 settembre 2019.

Invece, al grido di detto, fatto

View original post 450 altre parole

Quel che scrissi di Amour

Anche il portiere del Napoli era lì a guardare Amour di Michael Haneke. Anche lui piangeva mentre la perfezione entrava dalla finestra, come un piccione, e si faceva seguire attraverso la porta.

Si trema ancora, quando si torna a casa, specialmente da soli.

Nella mia classifica personale, se esiste, praticamente è a due passi da Chaplin.

Voto: 9.5/10

Francesca Fichera