L’eleganza del riccio – Recensione

Ci tengo a introdurre questo primo articolo della rubrica Il martello con un appunto in prima persona: ho scelto di recuperare questa lettura in una fase abbastanza concitata della mia vita, durante la quale il leggere per puro piacere era diventato un optional, schiacciato da esigenze di studio e di lavoro. Così, fra gli stand del Salone del Libro di Torino, incappata in quello della casa editrice Emons Audiolibri, ho deciso di dare una chance a un formato che, forse più del digitale, viene ancora guardato con diffidenza.

In realtà è stata un’esperienza sorprendentemente positiva, sia per la praticità del formato in sé che per la bravura delle lettrici e interpreti (in questo caso Anna Bonaiuto Alba Rohrwacher), che hanno saputo donare alla narrazione orale di questa storia la stessa qualità immersiva della lettura vera e propria. A voi, dunque, la recensione del libro.

 

Una portinaia amante di Tolstoj e un’aspirante suicida dodicenne tenute insieme, nello stesso condominio, dal filo dell’inadeguatezza; la stessa che affligge il celebre Charlie Brown di Schultz, al punto da spingerlo a ricoverarsi in infermeria. Ed è una storia, un libro: L’eleganza del riccio.

L'eleganza del riccio

Critica della ragione del vivere, coro a due voci sul mondo, il romanzo della francese Muriel Barbery ha già nell’incipit, se non nella struttura, tutte le carte per essere il caso editoriale che è diventato: un sapiente alternarsi di voci, di descrizioni, di modus vivendi diversi. La durezza di una vedova lavoratrice, pronta a rinascere dalle ceneri della sua cultura nascosta, contro la freschezza di una giovanissima figlia dell’alta borghesia decisa ad andare incontro alla morte; il tutto in prima persona, e con la bellezza del creato (umano e naturale) a far da sfondo. Si citano Nietzsche, i film di Ozu, i libri di Tolstoj; intorno, cola il grasso di aforismi e sentenze autografe, più o meno giuste (ma comunque sparate). La sensazione è, a più riprese, quella di un “parlare biforcuto” dell’autrice rivolto alla stessa società di cui fa parte senza troppi dispiaceri. Ma la scrittura, complessa e sopraffina, compensa i cedimenti di coerenza portando avanti un ammirevole crescendo di tensione, narrativa ed emotiva. E il ritratto finale altro non è che il risultato dell’incrocio dei due con cui L’eleganza del riccio si è aperto: un ricomporsi del senso del mondo attraverso il senso di una persona. Così la Barbery riesce a sorprendere e, dopo un oceano di suadenti chiacchiere, perfino a commuovere. Sempre con eleganza.

Francesca Fichera

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