Scotty a Firenze

C’era la neve quando siamo arrivati, e un freddo di quelli che il solo poter entrare in casa è una fortuna. E casa nostra, per un po’, è stata l’Ape Rosa, una bella villa nascosta fra gli alberi di via dei Cappuccini. Un regalo speciale.

Poi il gelo si è sciolto coi fiocchi bianchi e con il calore delle stufe, e degli abbracci.

Per me era la prima volta a Firenze, per la mia padroncina forse la terza, o la quarta. Anche se lei scrive di ricordarla meglio delle altre, la sera, quando la spio mentre lavora.

Mi ha raccontato di piccole strade dorate, del cattivo odore lasciato dalle carrozze, dei fiori gialli dei lampioni contro un prato sempre blu, anche con le nuvole.

Mi ha detto delle porticine, delle finestrelle e che, in un’altra dimensione, sta sicuramente vivendo a via delle Conce, ché sembra fatta su misura per lei.

Dice di essersi divertita tanto, anche durante la nevicata; l’ho intravista in giardino, lungo il sentiero degli amanti, fra i rampicanti e i gatti del proprietario. Portava cappello, guanti e sorrideva e, fidatevi, lo fa specialmente quando qualcosa è appena iniziato (sorridere, non portare il cappello).

La sera faceva finta di voler leggere Jack London: Il vagabondo delle stelle lo ha finito poi, molto dopo il nostro ritorno.

Più o meno nello stesso momento, mi ha mostrato una foto con su scritto: “La mia idea di paradiso“. Sono stato molto contento, perché lì c’ero anch’io.

Mi vedete, vero?

Scotty a Firenze

 

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2 pensieri su “Scotty a Firenze

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