Una storia sull’acqua

Dora divorò un gradino dopo l’altro. In compenso, ebbe il cielo, il mare ed un ricordo, a cui rispose infilandosi due grosse gomme rosa in bocca.
Non veniva lì da tempo e aveva smesso di fumare. Era tutto così bianco che sciupare tutto con la cenere – anche il più piccolo granello – sarebbe stato imperdonabile.
Subito la colse un’impellente voglia di buttarsi di sotto, a cui rispose sputandosi le gomme in una mano. Inspirò a pieni polmoni – “finalmente pieni”, pensò – e sospirò una nuvola alla fragola.
Portava un vestito blu e i capelli neri raccolti in una treccia. Non fosse stato per le chewing-gum, sarebbe stata perfetta. Sarebbe stato perfetto.

Acqua

La baia invasa dai puntolini brillanti delle barche, le microspiagge macroaffollate, l’antica spiaggetta ai suoi piedi ridotta a un nastrino marrone, il vento che piegava gli alberi facendoli apparire ridicole creature in fuga, la collina con il castello candido sulla vetta, di quelli a cui manca solo qualche palma in più, e i fuochi attorno, e Al Pacino.
Che in verità c’era, anche se a suo modo: una volta, una sola, era riuscita ad incrociarlo. In uno di quei giorni di deserto settembrino, con le coppiette sullo sfondo a sgraffignare gli ultimi momenti di libertà e di voglia prima della scuola, e i tedeschi e le onde lì a guardare.
Lui si chiamava A., lo chiamavano così perché era innominabile, aveva la pancia a uovo, tirata come se avesse ingoiato due gemelli e un Supersantos, gli zoccoli di legno al piede, la canottiera e un costume nero a mutandina che gli stava buffissimo. Più che normale era sciatto, quasi insopportabile, ma se sapevi chi era lo sguardo ti sarebbe venuto di distoglierlo due volte. [continua qui, a p. 96]


 

Questo racconto nasce da e per l’antologia spin-off del progetto 4, il libro di fotoracconti
con fotografie del collettivo TerraProject e parole di Wu Ming 2. Un progetto ibrido di
sperimentazione fra fotografia e scrittura, in cui queste due forme narrative, nelle
intenzioni, non si riducono alla sola complementarietà ma, in un rapporto riflessivo, vengono
portate alla risonanza per produrre narrazioni coese la cui potenza è maggiore della
somma delle singole parti. Per usare una definizione cara ai Wu Ming e farla breve, un
“progetto transmediale multiautore”. Potete scaricare l’intero pdf del volume, a titolo gratuito, cliccando qui.

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