Salone del Libro di Torino – Primo Giorno

Si guadagna a caro prezzo ciò che è più bello; e non sempre è scontato riuscire a ottenerlo.
Vale anche per il Salone del Libro di Torino, che a volte può iniziare con un treno superveloce in ritardo di un’ora ma farsi perdonare subito dopo regalandoti un Antonio Moresco particolarmente ispirato.

È evidente che chi lo considera un predicatore non ci ha mai avuto a che fare da vicino, limitandosi ad amplificarne l’immagine – spesso distorta – restituita dai giornali. O forse l’avere un pensiero semplice e allo stesso tempo ben strutturato non riscuote lo stesso successo di un certo, dilagante tipo di cinismo: “il nuovo bon ton è essere disincantati, invece bisogna tornare a incantarsi“.

Nella sua presentazione de L’addio, ultimo romanzo edito da Giunti, con il supporto di un emozionatissimo Dario Voltolini, Antonio Moresco ha ripetuto e rinnovato motivazioni, motivi e leitmotiv della sua scrittura, nata e destinata insieme a un nuovo modo di guardare il mondo, a una letteratura capace di aprire la strada a risposte diverse ponendo alla vita quesiti altrettanto inediti.

Ed è dai bambini la vera ripartenza, quel loro dolore che è, per lui, “metro dell’invivibilità del nostro mondo”, e il cui linguaggio “per immagini”, immediato e primitivo, rappresenta la risorsa spontanea della mente nel corso di un atto creativo apocalittico quanto necessario.

Tutto si conclude con un “caos calmo” dove la serenità non esclude l’urgenza e la possibilità di riflettere su i nostri destini comuni, dei quali le storie di Moresco, al confine tra vivi e morti, non fanno che fornire una visiotne. Unica, nel proprio genere e fuori.

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