Interno blu

Il vecchio le aveva detto “Non toccare niente”. Se lo sarebbe ricordato, anche se era difficile.

L’avrebbero guidata gli odori e la musica. In quel buio pesto nel quale fluttuava dalla nascita, del resto, non vi erano che quelli. E le mani, di cui ancora una volta doveva fare a meno.

Non era la prima missione in un altro spaziotempo che Lupita poteva svolgere grazie alla sua cecità congenita: rendeva più facile il camuffamento e l’eliminazione di eventuali prove. E le strade, i mondi, tutto uguale: un unico indistinto vociare di persone e altoparlanti, un saettare continuo di motori, uno squittio di telefoni e, solo qualche volta, di animali. Nessuna mappa da memorizzare e poi ingoiare o bruciare. Soltanto lei e il rumore, una scala di punti di riferimento assolutamente privata, personale.

Lupita veniva dall’ombra e la attraversava allo stesso modo. Il livello nel quale si trovava adesso non faceva eccezione: era nero, affollato e puzzolente. Quasi identico a quello della sua realtà.

Anche per questo, non si spiegava la strana agitazione dell’anziano Dubi, il boss dell’agenzia, quando le aveva assegnato la ricerca; quel fremito nella voce come se viaggiasse attraverso una foglia in balia del vento.

– Ti direi di tenere gli occhi bene aperti… perché l’autoironia è la virtù dei forti – aveva detto; e poi era scoppiato a ridere e a tossire insieme. Un brutto segno.

Lei, però, aveva riso a sua volta. – Capo, lo sa. Sono sempre tutta orecchie.

Si erano accesi una sigaretta mentre ripassavano le indicazioni criptate che solo la mente e l’udito di Lupita sarebbero stati capaci di decifrare e, allo scadere dell’ultima brace, avevano concluso l’incontro con una prolungata stretta di mano.

– Sempre con le donne, eh Lupita? Scusami ma… a volte ci resto ancora male.

Il vecchio era spesso alticcio e senza freni, Lupita ci aveva fatto l’abitudine.

– “Capo, come si dice… chi lascia la vecchia via per la nuova

Un’altra risata strozzata, e poi Dubi l’aveva colta di sorpresa con quel “Non toccare niente”. Così tremulo, fuori posto.


Volete sapere come va a finire? Andate qui (o su Amazon) e lo scoprirete al costo di un caffè con mancia. Con profonda gratitudine da parte di Kipple Officina Libraria e dei curatori (oltre che degli altri autori) di Hai trovato orgasmi nel collettore quantico?, a cui sono grata a mia volta per avermi accolta nell’antologia.

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20 pensieri su “Interno blu

      1. Sotto al tuo gravatar c’è l’indirizzo francescafigheracom.wordpress.com che però porta ad un blog inesistente. Credo che dovresti scrivere francescafichera.wordpress.com. 🙂

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      2. Oh mamma, grazie per avermelo detto! Purtroppo successe un macello al momento della scelta dell’URL e ho dimenticato di modificare la versione provvisoria sul profilo Gravatar! Grazie infinite per la notifica, sul serio!

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  1. Ho divorato il libro. I racconti sono tutti ben costruiti, con trame originali e, soprattutto, congrue.
    Ho apprezzato molto il gusto un po’ amaro della raccolta, perché il sesso può essere amaro, devastante, distruttivo e lasciare tristi e scoraggiati.
    Sono, in conclusione, contento di aver fatto questo viaggio tra le spaventose meraviglie dei possibili futuri con tutte le conseguenze erotiche che ne possono derivare.

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    1. Perché il sesso parla in una lingua diretta, che rivela, e la verità il più delle volte non è né leggera né allegra.
      Intanto grazie per la lettura (velocissima! i miei complimenti 🙂 ), sono contenta ti abbia fatto una lieta compagnia.

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      1. Il tema era interessante e lo stile che avete scelto molto coinvolgente.
        È vero, il sesso è diretto ed esplicito, non si riesce a mentire con il sesso, come evidenzia anche il primo racconto, quello dei gigolem.

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      2. Grazie, mi (e ci) fa piacerissimo! E anzi, col tuo permesso inserirei i tuoi commenti fra le recensioni dell’Incudine, quando dedicherò un altro spazietto all’antologia. Posso? ^^

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