A raccolta! | La prigione

Un frammento di fine estate dalla raccolta di racconti a cui sto lavorando. Sperando che vi intrighi.


La conosceva. Sapeva benissimo chi era. Non era una la volta che l’aveva sentita parlare, ma mille. Mille volte passate, perché lei era passata. Lei non c’era più.  E tuttavia era lì davanti a lei. In carne ed ossa, con la sua abituale giacca di lana color sabbia, la gonna marrone, le calze scure e spesse, i riccioli d’argento. Sono impazzita, stare qui mi ha fatta impazzire. Non era possibile riuscire a vederla, contraddiceva qualsiasi logica della vita e del tempo umani, qualsiasi legge. La normalità, appena sfiorata, era tornata a scappare. E quando la donna si mosse, insieme con la gelida brezza mattutina che pareva essersi arrestata anche lei per rispettare l’assurdità di quel momento, la ragazza perdette ogni tipo di lucidità. Le tinte del mondo le apparvero tutt’a un tratto di una violenza brillante, rutilanti come le insegne pubblicitarie di una grande città. Sentì con chiarezza che stava per lasciarsi andare, per svenire. Perché la donna ora le stava mostrando il suo volto, dov’era scritta tutta l’inconfutabile verità di quell’incontro.  Era lei.

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