Piper – Il corto (e cosa ne penso)

Breve ma immenso, come tanti corti Pixar. Ma questo, che si chiama Piper e ha preceduto la proiezione de Alla ricerca di Dory, lo è forse un metro in più degli altri. Un metro e una conchiglia.

Scritto e diretto da Alan Barillaro, è il racconto di un cucciolo di Piovanello, specie protetta di volatili, in procinto di affrontare la prima di una lunga serie di difficoltà: qualcosa che ha molto a che fare con il concetto di vivere autonomo, ma non solo.

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Il mare, una distesa tanto splendida quanto ignota e imprevedibile, s’imbeve di senso. E finisce col rappresentare l’esperienza nella sua accezione più ampia, costantemente divisa fra paura e necessità.

Ovvio che la seconda sia destinata a prevalere, ma in che modo? Aprendo gli occhi, ci suggerisce la Pixar nel suo consueto, tenerissimo stile.

Perché, se c’è una cosa che ci ricorda la storia di questo piccolo e assai realistico batuffolo alato, è la capacità che ha la paura di privarci dell’infinito. E, soprattutto, che l’infinito va preso di petto. Per andare avanti, fra un’onda e l’altra, nonostante le cadute.

Voto: 10/10

Francesca Fichera

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