Scotty in Turin

Arrivò un bambino con le mani in tasca / e un oceano verde dietro le spalle. Su un aereo traballante e scassato, con la condensa che gocciolava fra i capelli. Era novembre e il Valentino era arancione, ma il fiato diventava già bianco lungo i Murazzi.

Luci, leggende, esoterismo: le strade erano un dedalo ordinato, ripetitivo, anche un po’ solenne. Il vino colava e riscaldava fino a cancellare i sapori. E lì, in quel baretto verde e dorato illuminato di giallo, hai capito che ci sono cose il cui profumo è migliore del sapore, proprio come la cioccolata calda.

Nella giostra cinematografica ospitata dalla Mole ci sei tornata anni dopo, con me e un sorriso nuovo. Io sono rimasto a guardare le pareti intonacate e seriose del palazzo di fronte, mentre mi sforzavo di ricordare vecchi numeri civici, nomi di ristoranti e il tuo racconto di quando avevi visto per la prima volta, di notte, piazza Vittorio Veneto, e di come ti era parsa un corridoio di perle.

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Nella metro specchiata, un’altra prima volta: non avere nostalgia di casasognare davvero un futuro. Cornetto e cappuccino sotto i portici, con la pioggia sulle strade lastricate e lisce, ti sono bastati. Qualcosina in meno scoprire che molti bar alle 7 chiudono e, per di più, non fanno più caffè già da qualche ora.

Ma lì, oggi che le rose sono marcite e le maschere servono solo a giocare, sai bene che sarebbe il tuo secondo posto. Il primo con lui, che mi è tanto simpatico e ti prendeva in giro fra le vetrine del Museo Egizio, o quando mangiavi controvoglia quella strana farinata al formaggio.

Perché, poi me l’hai detto, il vino stavolta aveva un aroma diverso, che non copriva tutto il resto. Che non vestiva la realtà di sogno, ma il sogno di realtà. E va bene così: se guardi troppo gli occhi accesi degli abbaini, è bene che ci sia qualcuno a rendere più tenue il buio.

E la mia soffice coda asciuga-lacrime ha fatto il suo tempo; sapevo che questo momento, prima o poi, sarebbe arrivato. Però so di lasciarti in buone mani. Lasciarti, poi… Saremo in tre! È solo questo a cambiare. Le altre cose, ne sono sicuro, le cambierai tu.

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