Un saggio su Man in The Dark

[…] Man in the Dark svela la propria natura di analisi e critica della società: una società frustrata, sofferente, nelle cui case e cantine albergano le più varie mostruosità, figlie di un dolore muto e rabbioso, di una soggettivazione deviata di fatti e di cose a propria volta lungi dall’essere davvero “istituzionalizzati”.
Dove c’è, sì, la perversione sotterranea del serial-killer de Il silenzio degli innocenti (Jonathan Demme, 1991) ma anche l’attenuante di una tragedia, sia individuale che collettiva, a fattori multipli, quali memorie di guerra, lutti prematuri, handicap fisici, genitori noncuranti, isolamento e solitudine, mancanza di giustizia sociale, che per più di un momento arriva a mettere sullo stesso piano il carnefice e i perseguitati, il maniaco dagli occhi bianchi e i ragazzi con le scarpe sporche e i calzini rotti.


Il mio ultimo saggio, scritto per il n.64 della rivista scientifica Quaderni d’Altri Tempicontinua qui.

p.s.: c’è anche una certa Lucia Patrizi!

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