Momenti di preziosissima felicità – Capitolo 4

Sulla possibilità di trovare la felicità nell’amarezza si sono interrogati in tanti, da Montale a Saramago. Fra loro anche Italo Calvino, che a suo tempo scrisse:

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

E lo scritto lasciato da Amy sotto la Finestra mi ci ha fatto ripensare.

“Questa non sei tu”
Lo sapevo, mi ero resa conto che la persona che vedevo riflessa nello specchio non ero io. Come potevamo essere la stessa persona, se eravamo due corpi ed anime diverse? Lei era magra, troppo magra. Il suo sguardo era spento, i suoi occhi erano tristi e le sue labbra erano serrate. Io sono l’esatto opposto. Non potevamo essere la stessa persona, eppure era così. Peggio, quella parte aveva preso il sopravvento. Era inevitabile che gli altri si accorgessero di quanto il mio fisico fosse cambiato. Speravo solo che nessuno notasse che il mio sorriso era svanito. E invece… molte persone mi hanno detto quelle parole. Ed io ho pianto e tanto, perché non riuscivo a tornare me stessa. Era come se l’oscurità mi avesse avvolta in una morsa e non mi lasciasse andare. Nonostante io avessi provato più volte a liberarmi, lei continuava a tenermi stretta a sé. Ero stata male, sia fisicamente che psicologicamente. Se non fosse stato per la mia famiglia, in modo particolare per mia madre e mia sorella, non credo che sarei riuscita ad uscire da quel baratro.
Pensa a qualcosa di bello, qualcosa che ti faccia sorridere”.
Mi sorpresi quando mi accorsi di pensare a lui. Pochi giorni prima che mi ammalassi fisicamente, lui mi disse: “Ti voglio bene”. Lo sapevo, ma era la prima volta che pronunciava quelle parole. Era l’unica cosa che mi facesse sorridere ed io mi sono aggrappata con tutte le mie poche forze per non crollare. Non sono crollata. Alla fine, con molta pazienza, sono riuscita a tornare me stessa.
La felicità si trova anche negli attimi più tenebrosi. Se solo uno si ricorda di accendere la luce”. (Albus Silente).

Lui è stata la mia felicità.


Per raccontarmi i vostri momenti di gioia basta lasciare un commento ogni volta che spunterà un post su Quando siete felici fateci caso – che è una rubrica della Finestra di Hopper e anche, e prima di tutto, il titolo di un bel libro di Kurt Vonnegut.

Annunci

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...