Il regalo

Velia stringeva fra le mani il suo regalo, unica fonte di luce nel buio di un sonno trasgredito.
Di quelle notti da passare a letto nel silenzio dei respiri degli altri, e non con quel pacchetto che gracchiava “aprimi” sgusciando fra i palmi sudati.
E lei pensava: ogni rumore è un tuono, mentre rigirava l’oggetto proibito sul suo grembo, accaldata come dopo una grande corsa, eccitata e in preda alla paura come in un film dell’orrore.

La porta d’ingresso era alle sue spalle; quella che dava sul tinello, a due ante, apriva una voragine nera sulla destra. Velia evitava di guardarla per paura di trovarci occhi. Bocce bianche che la fissavano. Per gli 8 anni che aveva, si era già spinta abbastanza in là nello sfidare il suo coraggio: affrontare la viva oscurità senza attraversarla a perdifiato ma, al contrario, stando ferma in un angolo, era una cosa che manco gli adulti. E a lei stava benissimo quel suo essere bambina un po’ tremante ma con una voglia pazza di aprire in anticipo il suo regalo di Natale.


Il racconto continua qui, dov’è apparso per la prima volta come parte della rubrica Miedo a las alturas di Crapula Club.

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