Elle – Una recensione

Guardare Elle di Paul Verhoeven è stato come rileggere uno dei racconti di Pioggia dorata. Perché in questo film, ennesimo florilegio di successi di critica per la splendente e splendida Isabelle Huppert, c’è il sesso, c’è la vita e c’è tutto quello che una triste e resistente visione borghese dell’esistenza insiste a metterci nel mezzo.

Con l’acidissima storia di Michèle Leblanc (Huppert), donna in carriera stuprata nella sua casa da un essere in passamontagna, Verhoeven scrive la sua condanna alla più bieca ipocrisia. Un j’accuse lucido e nello stesso tempo amarissimo, anche se fra le righe di un finale solo all’apparenza affrettato.

Ma Elle è pure, e per l’appunto, lei. Una donna, la donna, che si destreggia fra maschere e legittime perversionicodardi e violenti, per raggiungere il cuore di una sincerità destinata a soccombere ancora una volta sotto i colpi del quieto vivere. E di cui tuttavia, in fondo ai flashforward della sua immaginazione, permane la forza, la coraggiosa pulsione, all’interno di un contenitore vitale colmo di solitudine e necessità di adattamento.

Voto: 8

Francesca Fichera


Sullo stesso film vi consiglio di leggere anche l’articolo di CineFatti, a cura di Fausto Vernazzani.

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