La sostanza è

Cronache da Goodreads: un’amica di letture assegna due stelline a un libro di Rilke. Gliene chiedo il motivo – non perché da due stelline assegnate a Rilke consegua il taglio della mano destra (lo snobismo è solo un’altra faccia dell’ignoranza) ma in quanto Rilke è un Autore che ha fatto la Storia, è maiuscolo, oggettivamente, e come tutti i grandi, Pasternak docet, può, anzi deve aver sbagliato.
Comunque, la risposta dell’amica di lettura è stata la seguente: “uno stile un po’ ampolloso per i miei gusti ma i contenuti sono molto validi”.

Questa persona, di cui ancora ignoro l’identità perché protetta da nickname, fa parte degli habitué del “reading challenge” annuale (ovvero: quanti libri conti di riuscire a leggere in un anno), dove punta a cifre esorbitanti che non di rado superano il centinaio o addirittura lo raddoppiano.

Eppure, a mio sempre modestissimo avviso, di quelle migliaia di pagine che si vanta di aver letto temo abbia capito molto poco. A volte, basta una risposta per generare un’intuizione fondamentale. E il mio personale concetto di ottimismo mi invita a salutare tutti, sì, ma ad abbracciarne pochissimi. Dei quali non faranno parte, di sicuro, coloro i quali si ostinano a voler scindere la forma dalla sostanza.
La sostanza, ha detto una persona saggia, è tutt’e due queste cose.

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3 pensieri su “La sostanza è

  1. Pienamente d’accordo, ma anche no:)
    È vero che forma e sostanza diventano inscindibili, gemelle siamesi della scrittura, quando la scrittura è eccelsa (erri de luca, tanto per fare un nome). Ma capita anche che le due gemelle vengano involontariamente separate dall’autore che non trova in quell’occasione parole adeguate all’idea (il soccombente di Bernhardt) peggio riempie pagine di parole affascinanti ma l’idea portante è fiacca o nulla (city di barocco)
    ml
    (opinioni strettamente personali)

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    1. Ci mancherebbe, anche le mie sono opinioni! Però, ecco, i tuoi esempi confermano il mio pensiero a riguardo: Bernhardt nella forma, Baricco nella sostanza, peccano entrambi di incompletezza. Per me una scrittura che si limita a “tirare”, da un lato, o ad affascinare, dall’altro, resta comunque a metà. Resta immatura.

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