I corpi e i fantasmi – Vertigo secondo Gianni Amelio

Il titolo originale l’ho sempre pronunciato con l’accento sulla i : “Vertìgo”, come in latino. Pensavo che a sbagliare fossero gli altri, quelli che dicevano “Vértigo”, con l’accento sulla e. Invece, ignorante, non sapevo che nel vocabolario inglese esiste proprio questa parola e significa appunto vertigine, perdita di equilibrio, panico del vuoto. Che bel titolo… E com’è stato banalizzato in Italia, in Francia ( “Sueuers froids”, Sudori Freddi ) e magari nel resto del mondo. Considerando che il romanzo originale si chiama D’entre les morts, verrebbe voglia di dire ai traduttori: mettetevi d’accordo, si tratta sempre della stessa storia…

Ma Hitchcock ostentava distacco per queste piccolezze. L’importante era che il film toccasse il pubblico più vasto possibile, che ogni spettatore in ogni Paese avesse la sua fetta di torta. “Tranche de gateau” definiva infatti il proprio cinema, distinguendolo con orgoglio da quello che tendeva invece al ritratto naturalistico, alla “tranche de vie” appunto.

Il cinema per lui era intrattenimento puro. Ma nessuno più di lui ha dato all’intrattenimento eleganza e profondità. Molte definizioni sono riduttive e vaghe: quella di Hitchcock quale “mago del brivido” suona indecente. Basterebbe La donna che visse due voltea spiazzarci… Intanto ha un ritmo solenne, come mai è accaduto in un thriller. La scansione delle inquadrature, i tempi del montaggio obbediscono non alle azioni ma ai segreti dei personaggi; la cosiddetta suspense si sviluppa negando l’effetto-sorpresa.

E il film, mentre svela a tre quarti dalla fine la chiave della vicenda, ci dice che a Hitchcock interessa qualcos’altro. Dopo averci catturati con una trama inverosimile, il maestro si rifiuta di portarla fino in fondo secondo i canoni, e ci costringe a seguirlo nel labirinto di un’ossessione personale.

giphy

Perciò il momento rivelatore del film non è la scena in cima al campanile, ma quella in cui James Stewart, nella stanza d’albergo, aspetta che Kim Novak esca dal bagno trasformata da Judy in Madeleine, cioè nella donna scomparsa per colpa sua… Allora sappiamo che Vertigo non è solo un film di morti. È anche – o soltanto – un film di vivi che non possono amare. E ci fa venire davvero i sudori freddi. Ma non perché c’è una porta che scricchiola o una mano che agita un coltello.

Perché ci insinua un sospetto: forse il solo amore eterno di cui siamo capaci è quello per chi non ci appartiene più. L’amore che non muore è l’amore per un fantasma.

Si può non essere d’accordo, ma non è terribilmente affascinante?


Gianni AmelioIl vizio del cinema

(Giulio Einaudi Editore, 2004)

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2 pensieri su “I corpi e i fantasmi – Vertigo secondo Gianni Amelio

  1. a parte che a ben guardare sono gli inglesi che sbaglia (vertigo dovrebbe conservare l’accentazione latina) e a parte le stimolanti parole di Amelio, quello che volevo dire è altro: ho guardato il cortometraggio (nella sezione “chi sono” dove peraltro non si possono lasciare commenti) e ne sono rimasto affascinato: le immagini, il testo, la musica, la voce recitante, sono perfettamente fuse in un’atmosfera delicatamente drammatica, credibile e spaesante.
    complimenti a tutti quelli che l’hanno realizzato.
    ml

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    1. Con le accentazioni funziona sempre in un modo un po’ ingarbugliato: solitamente, e almeno per quanto riguarda la nostra lingua, le mutuazioni da altri idiomi assecondano le regole di accentazione della lingua ospite. Probabile che per gli inglesi valga la stessa cosa. E se poi l’autore lo diceva così, Amelio avrà pensato: ok, ubi maior!
      In quanto al corto, devo proprio ringraziarti 🙂 È bello sapere che, a distanza di così tanto tempo, riesce ancora a sorprendere e comunicare. Grazie per averlo guardato e per il tuo commento!

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