Di “do ut des” si vive e si muore

Ho sempre pensato che interessarsi a qualcuno al solo scopo di spingerlo a ricambiare fosse una strategia fallimentare. Perché – e chiunque ne abbia avuto esperienza, diretta o indiretta, potrà confermarlo – ruota tutto intorno al concetto di falsità.

Mi spiego meglio: se io fingo che tu mi piaccia, e solo per attirare temporaneamente la tua attenzione verso di me, una mancata risposta da parte tua creperà il mio muro di falsa ammirazione al punto da farlo crollare sotto gli insopportabili colpi della frustrazione e del risentimento.

In sostanza, un po’ come in amore, nessuno obbliga nessuno a ricambiare i sentimenti altrui, per quanto sia difficile mantenere una certa lucidità quando i sensi di colpa e la paura di scegliere si affollano come spettri di una casa infestata.

Ma d’altra parte, visto che siamo tanti, così tanti che sta diventando sempre più raro trovarsi, è giusto e anche legittimo cercare di stabilire dei contatti virtuosi con chi ci interessa davvero. E se quel qualcuno avrà voglia di viaggiare sulla nostra medesima lunghezza d’onda, tanto di guadagnato.

C’è però un modo di distinguere la verità dalla bugia, l’affinità elettiva dall’opportunismo?

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Per me sì. Perché ho imparato a riconoscere le macerie generate dalla frustrazione, a individuare i miei “fan per un’ora“, capaci di tessere elogi strabilianti sul mio conto fino al giorno in cui il mio mancato riguardo nei loro confronti ha trasformato ogni cosa in una matassa sfilata di indifferenza – o, nei casi peggiori, di mal celato astio.

Dal mio canto – in quanto non ho che questo, my wayla mia personalissima visione – se a me va di seguire un autore – di qualsiasi tipo – lo seguirò finché mi piacerà, e a prescindere dal mio ritorno. Mi sembra abbastanza chiaro, e pure semplice.

L’altra faccia della medaglia

sta invece nel fatto che non è facile vivere di coerenza, di questa tipologia di coerenza, all’interno di una società dove ti insegnano, ad esempio, che per essere un blogger di successo tutto fa brodo, anche commentare e spammare come se non ci fosse un domani; o che, per essere un autore di successo, sarai costretto a sorbirti presentazioni oscene perché “è la diplomazia, bambina“, “ti fai i contatti“, “devi aprirti“.

[Peraltro sul successo ho già detto la mia, e non intendo ritornarci né ergerlo a totem della mia esistenza]

Il rischio di una prospettiva del genere, come lessi a suo tempo su Book and Negative, è di portare all’isolamento: non dal successo, proprio dal mero ascolto. Ritrovandosi accerchiati da circoli chiusi nelle maglie dell’autoincensamento e del sostegno reciproco, a cui si accede esclusivamente con il biglietto “complimenti  e favori gratis” (se poi non sono sinceri, poco importa: conta la pubblicità) e che catalizzano verità e attenzione come se fossero il centro del mondo.

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E non voglio dare spazio a quella stronzata dell’invidia, troppo spesso tirata in ballo per giustificare atteggiamenti negativi reputati “ingiusti” – l’ho scritto e lo ripeto: se ad A piace B ma a B non piace A, B non ne ha nessuna colpa, né tanto meno merita l’appellativo di “invidioso”. Ma resta il fatto che, molte volte, gli amanti non corrisposti mutano in detrattori convinti, pronti a sparire quando gli altri applaudono e a sparare non appena il silenzio gliene darà l’occasione.

Una gran pena davvero.

 

 

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8 pensieri su “Di “do ut des” si vive e si muore

  1. Il mio “ut des” lo ricavo già dal piacere nel leggere chi seguo, non ho bisogno di ricompense. Seguo molte persone che non mi seguono e viceversa. Non credo ci sia nulla di male. La lettura di un prodotto interessante dovrebbe essere sufficientemente appagante.

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  2. visto i miei recenti frequenti passaggi da te mi sento un po’ chiamato in causa e mi sto toccando il coccige per capire se mi è cresciuta una coda posticcia di paglia 🙂
    a parte le battute, trovo molto rigorose le tue parole, forse un poco drastiche anche se dici delle indubbie verità.
    a mio parere la realtà virtuale è ancora più variegata di come la descrivi e a parte i casi spudorati di chi nel commento dice “bello, vienimi a leggere” o di chi mette un mi piace trenta secondi dopo che hai pubblicato un post di diecimila battute che chiaramente costui non ha fatto in tempo a leggere, ci sono tutta una serie di atteggiamenti intermedi, più o meno consapevoli, che vanno dal candore all’ipocrisia.
    se da una parte penso che sia tempo perso (oltre che frustrante) frequentare qualcuno per averne un ritorno, dall’altra mi sembra evidente che può fare solo piacere se questo ritorno avviene, accompagnato magari da un sincero apprezzamento.
    un sorriso
    ml

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    1. Ti sei risposto da solo elencando le principali categorie a cui si rivolge questo post, e che non ti includono neanche per un secondo (da quel che vedo e spero, almeno 😛 )!
      Comunque mea culpa, per certi versi avrei dovuto essere più esplicita nei riferimenti: certo, il web è centrale perché è qui che molte delle nostre relazioni hanno letteralmente luogo, ma il discorso che facevo non si limitava all’esclusivo campo del blogging e della comunicazione digitale. Il do ut des, purtroppo, è una pratica (o anche una mentalità) diffusa su vari piani di ciò che definiamo reale, non so se soltanto sul nostro territorio nazionale o altrove.
      Detto questo, come mi hai ricordato e come del resto ho anche scritto, “tanto di guadagnato” quando l’apprezzamento sincero viene ripagato con la stessa sincerità. Mi auguro sia questo il caso, perché per me lo è, e spero di non averti urtato – in molti mi definiscono drastica, e col tempo ho imparato non solo a riconoscerlo ma anche ad accettarlo… però se “faccio male” a chi non lo merita mi spiace. Ricambio il sorriso 🙂

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  3. “Quanto vorrei essere diverso.”
    Molte persone avranno pensato a queste parole e qualcuno avrà anche fatto qualcosa per cambiare o l’aspetto fisico o il carattere. C’è chi vuole cambiare per gli altri, chi per se stessi. Quanto può durare la maschera che indossiamo, per essere accettati dalle persone? Tutto dipende da quanto siamo bravi a recitare. Alla fine però, c’è sempre qualcuno che ci scopre. Ed è allora che viene fuori la falsità. Sono poche le persone che vogliono cambiare per se stessi e, ancora più rare, quelle che sono coerenti. Noi dovremmo rispettare il loro modo di pensare e di essere, ma è più semplice giudicare. Perché? Forse perché non siamo coraggiosi come loro e ci limitiamo a nasconderci nelle nostre menzogne. Siamo tutti burattini di noi stessi, incapaci di essere chi vogliamo per paura di non essere accettati.

    “La persona che uno crede di vedere è solo un personaggio vuoto e la verità si nasconde sempre nella finzione.” (Carlos Ruiz Zafon)

    Grazie alle nuove tecnologie è ancora più semplice farci conoscere e siamo sempre più liberi di esprimere il nostro pensiero. Tu lo esprimi con il blog. Blog che a me piace e che seguo volentieri. Le parole che usi, il modo in cui ti esprimi, mi toccano in modo particolare e mi fanno riflettere. Ognuno di noi dovrebbe essere libero di seguire chi si vuole senza obblighi e, sopratutto, senza voler qualcosa in cambio. Io scelgo di seguire il tuo blog perché mi fa sentire bene.

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