Nel ricordo, nell’infanzia e nel sogno

Solo l’osservatore superficiale può negare che tra il mondo della tecnica e l’arcaico universo simbolico della mitologia giochino delle corrispondenze. Certo, il nuovo generato dalla tecnica appare da principio solo come tale. Ma già nel primo ricordo infantile muta i suoi tratti. Ogni infanzia compie qualcosa di grande, di insostituibile per l’umanità. Ogni infanzia, nel suo interesse per i suoi fenomeni tecnici, nella sua curiosità per ogni sorta di invenzioni e macchinari, lega le conquiste della tecnica agli antichi universi simbolici. Non c’è niente nel campo della natura che per definizione si sottragga a questo legame. Solo esso non si forma nell’aura della novità, ma in quella dell’abitudine. Nel ricordo, nell’infanzia e nel sogno.

Risveglio.

Walter BenjaminPremessa gnoseologica del Dramma barocco

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2 pensieri su “Nel ricordo, nell’infanzia e nel sogno

  1. “Tu vivi nel mondo dei sogni.”
    Sono queste le parole che mi dicevano e mi dicono ancora oggi. Sin da piccola, ho vissuto sempre altrove, nascondendomi in mondi che non esistono, stando con persone irreali. Ci stavo bene, perché lì potevo essere chi volevo e fare ciò che più desideravo. Forse è per questo che sono in grado di scrivere, perché so ancora sognare, Vivere in un altro mondo non è sempre positivo perché quando apro gli occhi, perché costretta, non faccio altro che soffrire. Ogni volta è una batosta e invece di affrontare la realtà, continuo a tornare nel mondo dei sogni, dove mi sento al sicuro.
    “Siamo nati per soffrire.”
    Che bella fregatura! La verità è che la realtà fa schifo, non mi è mai piaciuta. Specialmente nel momento del dolore. La verità è che sono debole e inutile in questi momenti. Vorrei essere forte, ma non lo sono per niente. Non riesco ad accettare le cose facilmente, non riesco ad affrontarle come vorrei. Dovrei farmi avanti, essere d’aiuto, ma non ci riesco. Sono solo una vigliacca che lascia la situazione in mano agli altri, sperando che le risolvano. Mi odio per come sono. Ho voglia di gridare e piangere, ma non lo faccio. Non posso mostrarmi ancora più debole di come sono. Non posso, non adesso.
    Quando tutto questo finirà, tornerò nel mio mondo e credo che non ne uscirò.
    Vivrò nel ricordo, nel sogno e nell’infanzia.

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    1. L’infanzia, cara Amy, pone le basi di tutto. Ma perché quel tutto si crei, e perché in qualche modo vi si possa prendere parte. La realtà (come in Harvey) va evasa al punto giusto, ma non dimenticata. E sono sicura che tu lo hai capito e riuscirai anche a metterlo in pratica: essere deboli fino in fondo significa arrendersi, la fragilità invece contiene sempre una punta di coraggio, anche minimo, che ci consente di andare avanti. Detto da una persona che sembra forte ma non è (e a un certo punto va bene così).

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