Beata ignoranza (Massimiliano Bruno, 2017)

Una bella sorpresa, di cui parlo su CineFatti.

CineFatti

Beata ignoranza, disse l’apocalittico.

Tra Filippo (Alessandro Gassmann) ed Ernesto (Marco Giallini) l’incendio divampa al grido di Beata ignoranza. Perché il primo crede nella tecnologia al punto da dipenderne mentre il secondo la aborre del tutto. Dunque beati gli ignoranti, perché sanno cosa si perdono: notifiche, selfie, post compulsivi, visibilità a tutti i costi.

Il film di Massimiliano Bruno parte da un presupposto anacronistico – il conflitto fra apocalittici e integrati fissato da Umberto Eco nella letteratura di settore – per arrivare a dire tutt’altro. È una commedia che viaggia sul binario dello stereotipo per portare la storia in profondità. E con la guida di due grandiosi protagonisti.

Né l’apocalittico né l’integrato 

L’ingessato Ernesto (Giallini esilarante) e l’esaltato Filippo (un Gassmann che non fa rimpiangere I bastardi) sono in realtà dalla stessa parte: quella dell’unilateralità, della mancanza di apertura; la beata ignoranza che beata…

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