Non ci sono telespettatori

Tutti i posti sono uguali se non cambi di dentro. Non c’è un posto magico dove mettersi in pace con se stessi. Se ti senti una merda, tutto quel che guardi ti sembra merda. Questo lo so di preciso. […]

Invecchiare è come guidare nella neve che diventa sempre più alta. Quando alla fine arriva a coprirti le ruote, senti che girano a vuoto. Questa è la vita. E non ci sono spazzaneve che vengono a tirarti fuori. Il tuo bastimento non arriverà […]. Non ci sono barche per nessuno. Non vincerai mai un concorso. Non c’è una telecamera che ti viene dietro e non ci sono telespettatori che assistono ai tuoi sforzi. È così e basta. È tutto qui.

Stephen KingUscita per l’inferno

(Bompiani, 1981)

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9 pensieri su “Non ci sono telespettatori

  1. ma non hai il rammarico, quando riporti brani di altri, di non aver scritto tu quelle parole?
    io che non ho vincoli le leggo come tue, trovo si adattino alla persona che traspare dai tuoi post.
    ml

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    1. Nessun rammarico, ciò che traspare (ed è naturale che lo faccia) passa attraverso il processo di scelta: se io seleziono questi brani vuol dire che mi dicono qualcosa, anche e soprattutto su di me. Poi sì, magari scrivessi come Stephen King, ma questo è un altro discorso 😛

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    1. Bellissimo. Io ho avuto la fortuna di vederlo esposto, nella meravigliosa cornice della mostra hopperiana al Vittoriano. Fra i tanti del maestro credo fosse quello più adeguato a un brano del genere, anche se non so esattamente perché. Chiamiamola intuizione 🙂

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  2. “Dubbi, incertezze, paure.”
    Sono queste tre parole che, in questo momento, affollano la mia mente. E’ come se ci fosse una costante lotta tra la luce e l’ombra. Tra il coraggio di affrontare una determinata situazione e vincere, contro lo sconforto di aver rinunciato senza combattere. (Perché arrendersi è sempre più facile) E’ come se nella mia testa di fosse un archivio infinito di video sulla storia della mia vita. Sul mio passato, su cosa cambierei se potessi tornare indietro. Sul mio presente che ha due versioni: una positiva e l’altra negativa. Come scelgo cosa guardare? Dal mio umore. Se sono allegra, mi vedo un bellissimo film. Talmente bello che confondo la realtà con la fantasia. Quando sono triste… beh.. il film è drammatico e strappalacrime. A volte, quando inizia, non riesco a premere stop.
    “E’ solo una tua fantasia, non accadrà.” Penso.
    Nonostante ciò, vengo assalita dai dubbi, dalle paure e dalle incertezze. E allora resto intrappolata nel limbo che ho creato. Mi succede così spesso che non faccio più caso al dolore che ho intorno al cuore. Nessuno può venire a salvarmi, perché tutto dipende da me. C’è solo un modo per uscire ed è affrontare queste maledette parole ed è parlare, con (Diciamo) il protagonista della situazione. L’ho fatto e ho creduto di aver vinto, ma una piccola pulce è riuscita a scappare. Essa è diventata sempre più grande e mi ha intrappolato di nuovo. Voglio muovermi, ma non ci riesco. Voglio gridare, ma non posso farlo.Tutto ciò che mi circonda è fatto di due colori: nero e grigio.
    .

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    1. Rendersene conto è già un passo perché dal grigio si possa estrarre quel poco di bianco che c’è. E sfuggire al labirinto di Cage, il protagonista di questo romanzo (che assomiglia un po’ a noi tutti, qualcuno più qualcuno meno). Coraggio :**

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