L’ufficio

Un raccontino piccolo così, come chi l’ha scritto.


Quando non c’è nessuno è più bello, pensa. In fin dei conti però qualcuno c’è. E ci sono le cose: i fogli da raccogliere, le sedie da mettere a posto, le scrivanie da contare. Uno, due, tre… C’è l’eco delle risate di chi è andato via, le parole rimaste a mezz’aria come fantasmi, tracce di movimenti interrotti, di presenze. Ma il silenzio è più presente degli altri, il silenzio abbraccia tutto. Nel suo vecchio ufficio non ce n’era mai: la musica martellava quasi più degli operai sulla strada. Eppure si parlava poco, a volte affatto. Il sole entrava dalla porta a vetri a ricordare un mondo di cui era facile sentire la mancanza. Come l’aria. Invece, riflette, qui filtra poca luce. Si nota di più quando gli altri vanno via, ogni cosa gli sembra cupa e polverosa e senza vita, uguale alle sagome dei luna park di sera. Ma a girare ora sono solo le ruote della sua sedia, mentre lui si raccoglie come un foglio bianco allineandosi a un perimetro invisibile. Avevo sognato un posto così, dice a se stesso, così tanto da non riuscire quasi a dire chi è, a dire che sono io, che l’ho sognato io, che tutta sola qui dentro mi sento finalmente a posto, da qualche parte, a casa.

FF

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5 pensieri su “L’ufficio

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