L’impero di Sense8

Un breve estratto dal mio ultimo saggio per Quaderni d’Altri Tempi.


Nomi ha sempre adorato le bambole e suo padre non glielo ha mai “perdonato”, motivo per il quale ha premuto affinché ripercorresse i luoghi dove lui ritiene di essere diventato “l’uomo che è”. Gli stessi spogliatoi in cui una Nomi preadolescente riporta ustioni di secondo grado sotto l’acqua del radiatore, per mano dei compagni intolleranti al suo rifiuto di togliere gli abiti prima di lavarsi; gli spazi nei quali è cresciuto Marks senior ma che hanno fatto sì che crescesse e maturasse anche e prima di tutto la donna latente nel corpo maschile del giovane Michael. Dal passato di Nomi emerge con chiarezza l’elemento traumatico connaturato al percorso di definizione dell’identità sessuale umana, il portato di dolore corrispondente all’inevitabile dazio che il sé ha da pagare per stabilire le basi del proprio equilibrio; qualcosa che Pedro Almodóvar ha a suo tempo saputo declinare, al di fuori della cornice del fantastico e con l’uso di toni decisamente meno tragici, nel celebre monologo finale di Agrado in Tutto su mia madre (1999).

Francesca Fichera

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2 pensieri su “L’impero di Sense8

  1. nell’assenza di punti cardinali, per me che leggo ignorando il contesto, provo un piacevole disorientamento, un procedere a tentoni nella nebbia, pari forse all’incerta crescita sessuale di Nomi.
    ml

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