Wonder (Stephen Chbosky, 2017)

Wonder – Una recensione

CineFatti

Wonder vuol dire prodigio, ma soprattutto stupore.

Difficile non trasformare la storia di un bambino affetto dalla Sindrome di Treacher Collins in un polpettone strappalacrime. Ecco cos’ha di prodigioso Wonder di Stephen Chbosky: pur essendo (inevitabilmente) commovente, ha tutto fuorché la pesantezza del dramma costruito al solo scopo di sciogliere i cuori.

Eppure la vicenda raccontata da R. J. Palacio nel suo best-seller sembra muoversi interamente sul sottile confine fra norma ed eccezione. E l’eccezione in questo caso reca il nome di Auggie Pullman, vittima di una complessa serie di concause e coincidenze genetiche che lo hanno portato a nascere con una faccia a cui la gente prima o poi si abitua.

Prima? Poi? Dopo dieci anni trascorsi nella gabbia dorata di un appartamento nell’Upper Manhattan, Auggie (Jacob Tremblay) è costretto a rispondere all’immenso interrogativo dalla madre (Julia Roberts) che gli…

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