Buio in sala – La fine

Per chi fosse arrivato alla festa macabra di Cosimo soltanto adesso, ecco i quattro atti precedenti.

I

II

III

IV

E ora spegnete la luce 🙂


D’improvviso [Cosimo] ha fatto ritorno al patibolo quotidiano costruito sulla sua mancanza di grazia, una sensazione così violenta da farlo scattare come una molla rotta verso il nascondiglio più vicino: i bagni. Un rettangolo di luce da ogni lato, il fresco, la solitudine, la salvezza.

Appena entrato, Cosimo alza timidamente il capo per guardarsi allo specchio e ritrovare il suo amico della fila A, come gli ha insegnato il fondo del barile dei film horror. Non accade. Davanti a Cosimo c’è solo un altro Cosimo, dalla pelle pallida e brillante e la montatura sghemba. Un sospiro scoppia e si interrompe non appena uno degli avventori della toilette spalanca la porta; poi continua. Non c’è niente che non va, recita la voce del mantra che ha ripreso possesso del suo esile corpo di spettatore. A parte la tua mente. La tua mente è il problema. Gioca a boicottarti, a farti del male. È un ragazzo dispettoso.

Al di là delle spalle del suo alter ego Cosimo osserva come incantato la danza di nacchere delle porte che si aprono e chiudono; inspira ed espira profondamente, trattenendo a stento il montante del sollievo. Ora tutto ciò che vede è il sorriso rosa del suo mantra, la candela in mezzo al buio a cui ha staccato il moccolo. Ma anche così, si dice, va bene. Anche così lui ha ciò che resta, e ciò che resta delle cose è più importante delle cose stesse.

Lui che pensava che li avrebbero giudicati, uguale al se stesso dell’infanzia impressionato dall’idea che Nosferatu potesse uscire dallo schermo; lui che quando sale su un aereo o un treno ha subito una visione di lamiere, fiamme, corpi a pezzi ed esplosioni, a cui crede fino al termine del viaggio; lui che se non sente una voce amica troppo a lungo ne immagina il proprietario sul fondo di un dirupo con la testa staccata, un occhio infuori e la lingua penzoloni. Non per i film ma nonostante i film, Cosimo vede tutto questo e se ne allontana fisicamente a grandi passi.

Buio in sala - Finestra di Hopper

Ma ora il peggio è passato. L’ennesima crisi ha fatto il suo tempo, pensa, e gli scappa un sorriso a uno specchio finalmente spoglio di fantasmi dagli occhi pazzi.

Sciacqua rapidamente le mani con il pensiero sdoppiato fra l’avanzare della proiezione in sala e il dolce riproporsi della cara vecchia presenza che ghermisce la sua ancora di salvataggio: il suo nome accende il nero di quiete, un nome con la V.

La versione di Cosimo che esce dal bagno ha tutta la leggerezza dell’aria dopo un temporale estivo. Ampie falcate la riavvicinano alla sala dove la tranquilla ottava postazione della fila C è rimasta morbidamente ad attenderla; l’eccentrico cinefilo non vede l’ora di potervi riaffondare le membra godendone l’abbraccio fino all’ultima trascurata lettera dei titoli di coda.

Nell’istante in cui riapre il portellone a scatto, sulla parete in fondo campeggiano le silhouette di sette ragazzini in bicicletta: il numero perfetto dei miti, si dice Cosimo. Davanti al buio il suo passo si è rifatto incerto, anche se non come al primo ingresso nella stanza; perfino la mente di Cosimo adesso chiede nient’altro che riposo.

Così, quando il pagliaccio bianco e crudele comincia a terrorizzare i protagonisti in fuga un fotogramma dopo l’altro, lo spettatore con gli occhiali e il cuore nello stomaco crede finalmente di potersi meritare un briciolo di serenità, con la schiena protetta dal velluto e le gambe ben attorcigliate allo spazio vuoto a cui è tanto affezionato. Non ha il tempo né il tempismo di notare due biglie bianche riemergere dalla penombra, una lama scintillare d’azzurro e sporcarsi immediatamente di rosso – il rosso della sua gola – e pensare, fra il dolore di aver sbagliato sempre due volte e l’atroce gorgoglio nel quale termina il suo ultimo respiro, che per una volta avrebbe dovuto fidarsi di se stesso.


Francesca Fichera

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2 pensieri su “Buio in sala – La fine

  1. Horror sul telone e maggior horror in platea. Il finale mi e’ piaciuto, la morte che interviene giusto quando Cosimo aveva messo da parte i suoi fantasmi.
    Confesso che non so mai come affrontare questo genere di film (e di scritti), ho sempre l’impressione che il primo a non prendersi del tutto sul serio, a fare insomma dell’ironia, sia l’autore (e l’autrice!)
    ml

    Piace a 1 persona

    1. Ti ringrazio per la lettura e i complimenti 🙂 Non credevo riuscisse a passare dell’ironia – perché sì, c’è del.. gioco in Danimarca 😛 – ed è una cosa che mi fa ancora più piacere!

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