Nostra signora dei rimpianti

Mentre guardo Notre-Dame avvolta dalle fiamme non posso fare a meno di ricordare: noi che, nel 2007, arriviamo alle 19, la troviamo chiusa, ci rassegniamo a non entrare.

Sono stata a Parigi senza aver visitato uno dei suoi due cuori.

E allora, più che struggermi o piagnucolare, mi viene da dire: che d’ora in avanti non riaccada di dover rimpiangere. Mai.

Il sempre appartenga alle occasioni.

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NeXT-Stream – Visioni di realtà contigue #1

Conoscendo la curatrice, mi sono avvicinata all’antologia certa di trovare argomenti che mi avrebbero appassionato, secondo la tendenza dichiarata nel Manifesto Connettivista, spin-off della fantascienza: coniugare estrapolazione scientifica e speculazione sociale in una sintesi che non disdegna le sperimentazioni tipiche dell’avanguardia.

Ok, c’è tutto, mi sono detta al termine del libro, e molto altro. […] Ecco la mia scelta.
Radio Ombra scritto da uno dei fondatori, Marco Milani: un horror, anche post-apocalittico, dal ritmo davvero serrato.
L’ospite d’onore di Irene Drago, una riflessione fantascientifica profonda sul post-mortem.
La montagna che cammina di Franci Conforti. Il sense of wonder, tipico della fantascienza, è ottimamente rappresentato in questo racconto. Come non riconfermare la mia ammirazione per questa scrittrice?
Se di Valeria Barbera. Questo esercizio di stile, nella migliore tradizione di Raymond Queneau, riesce a rappresentare splendidamente le possibili implicazioni di una fatalità mortale, secondo le linee guida della fantascienza sociale.
Il suono nudo di Kappa di Francesca Ficherauna meravigliosa sinestesia concettuale oltre che formale, nella classica tradizione della space opera.
Un mix di sostanza ed emozione davvero perfetto. Consiglio vivamente la lettura.

Romina Braggion, su Diario di Errebi.


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BookRepublic

Libreria Universitaria

Kobo

EXIT #7

Alcuni contengono una complessità che deve assolutamente essere portata avanti, approfondita e perfezionata perché contengono quasi un taglio cinematografico. Altri,più leggeri, sono carini e piacevolmente sorprendenti per il carattere sottilmente ironico che hai voluto trasmettere nella impostazione.

I tuoi racconti non sono affatto drammatici ma, anzi, contengono una grande apertura alla vita.

i miei racconti secondo Gianni.


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Coraggio

Charles Bukowski ha scritto che chi non ha immaginazione è il più coraggioso.

Allora io, che ho l’immaginazione spezzata, dove mi colloco?

Io, che inizio a fantasticare e poi mi fermo, perché vivo cose più grandi di incubi e bei sogni?

Forse dovrei anche piantarla con questa assurda ossessione per il coraggio, e lasciare che le cose si esprimano come vogliono, come possono.

EXIT #5

Ci sono storie ordinarie di solitudine e arroccamento, di porte che appaiono o scompaiono, di ricerca di “un qui diverso” per trovarsi in una “dimensione intuibile dai savi”. C’è sangue e sacrificio, ci sono bagliori e ricordi, fughe e ricerca di libertà.

Questi racconti vanno assaporati lentamente perché bisogna lasciarsi attraversare dalla prosa poetica di Francesca Fichera e farsi condurre per mano nelle sue diverse realtà, toccarne i muri e intuire i fantasmi che le popolano.

Fabio R. Crespi, su Runneapolis.


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Quell’amore di Troisi

L’amore credo sia quel sentimento che riesce a uscire indenne dal tempo che passa, che riesce a durare, che vince la stanchezza, la noia, i dolori, le rotture di scatole. Ma bisogna attendere tanto prima di riconoscerlo. Si può dire solo a posteriori se uno ha davvero amato, perché mentre si ama non lo si capisce

Massimo Troisi

Nato il 19 febbraio 1953

Racconti dalle periferie d’Italia

La periferia nel cinema italiano, dati e film alla mano. Per l’articolo completo basta un clic in fondo al testo.

In qualità di esempi di disadattamento che sopravvivono adeguandosi al regolamento interno dei microcosmi devianti (D’Agostino 1984), le figure sullo sfondo di paesaggi urbani nuovi e degradati si può dire che rientrino fra le più rappresentative della produzione audiovisiva italiana immediatamente recente. […]

All’interno di tale accresciuta percentuale di prodotti audiovisivi situati in periferia, successiva sia al cosiddetto fenomeno del gomorrismo che al rinnovato allontanamento dell’immaginario dalla Roma “bene”, a spiccare è proprio la presenza costante del capoluogo laziale.

Sono i “margini della capitale” (Fusco 2013) il luogo periferico preferito dall’industria cinematografica del nostro Paese: un assunto che, senza trascurare la pur significativa traccia lasciata da Napoli e dalle immagini legate al suo hinterland, potrebbe aiutare a riscrivere il dibattito sulla negatività del primato che la periferia partenopea avrebbe finora detenuto nell’immaginario italiano contemporaneo.


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Racconti dalle periferie d'Italia. Suburra