Darkness (Jaume Balagueró, 2002)

Darkness – Una vecchia recensione

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Darkness: paura del buio.

Se, nel lontano 2002, qualcuno avesse solo osato dire che Jaume Balagueró aveva un gran futuro davanti a sé, è molto probabile che la gran parte delle persone avrebbe risposto con una smorfia o una risata sprezzante.

In quell’anno infatti usciva il suo Darkness, riproposizione del classico topos horror dell’haunted house (la casa infestata da spiriti maligni). E non convinceva quasi nessuno.

Quasi.

Di sicuro la regia del catalano incespica nel (ri)presentare il tema tanto caro alla tradizione del cinema dell’orrore,di un luogo nuovo, sconosciuto, simbolo di modifica e stravolgimento e proprio per questo specchio e resa allegorica di debolezze e disagi racchiusi nel profondo del nucleo famigliare che lo abita.

Questione di prospettive

Rispetto al materiale trattato, l’uso poco innovativo della mdp è accompagnato da dialoghi non troppo brillanti e da carenze di colpi di scena – la sceneggiatura è…

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La mummia (Alex Kurtzman, 2017)

Finalmente nel Dark Universe, in compagnia de La mummia.

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La mummia corre con Tom Cruise…

Tom Cruise corre con La mummia. Di certo non una novità per il primo film del Dark Universe targato Universal Studios, che sbanca ovunque tranne negli Stati Uniti, dove critica e pubblico lo massacrano senza alcuna pietà.

Da questo lato del mondo ci viene da dirvi: non sottovalutatelo. Perché è cool, perché diverte, perché ha un futuro. Ma dato che queste cose potrebbero non bastare a convincervi, ci spiegheremo meglio.

Amore e morte: la sensualità del mostro

Introdotto significativamente da un proverbio egizio, il film di Alex Kurtzman comincia nel mezzo di quello stesso passato che in qualche modo deve morire ma non l’ha ancora fatto, scegliendo di presentarci fra cieli tersi e dune cremose la bellissima e scaltra principessa Ahmanet (Sofia Boutella) erede al trono d’Egitto spodestata dall’inattesa nascita di un bimbo.

Sete di potere e hybris accecano la donna…

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Wonder Woman (Patty Jenkins, 2017)

Wonder Woman – Una recensione

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Wonder Woman non è come sembra: una sorpresa targata DC.

Tecnica contro mito: Wonder Woman porta alto il vessillo del secondo. Nell’alcova edenica di Themyscira non c’è spazio per il progresso industriale né per gli uomini che lo hanno reso possibile.

Finché uno di loro (Chris Pine nei panni del pilota Steve Trevor) non piove dal cielo attraversando la nebbia che separa il paradiso dell’isola dall’inferno del mondo.

Il temuto ritorno del dio Ares, motivo per il quale Antiope (Robin Wright) allena Diana (Gal Gadot) sin dall’infanzia contro il volere della regina Ippolita (Connie Nielsen) che l’ha data alla luce, sembra essersi verificato: oltre i confini del perfetto cosmo delle Amazzoni regna il caos della Grande Guerra.

Si ride a metà

Per il quarto film del DC Extended Universe la regista Patty Jenkins gioca la carta dell’ironia ponendo la cupezza tipica del marchio su di un piano…

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1922 – Una recensione

“Zia, perché su tutti i libri che hai c’è scritto King?”

Per storie come queste, le risponderò un giorno, quando sarà abbastanza grande per leggerle e capirle.

Per l’inizio di Notte buia, niente stelle (Sperling & Kupfer, 2010) che è folgorante e fa male come poche cose al mondo.

Una storia di morte, confessione in prima persona di un povero cristo che riesce a porsi a cavallo fra Verga e Steinbeck aggiungendo alla crudezza del loro narrare il potere del raccapriccio, dell’orrore, della paura al massimo delle sue capacità.

In principio c’è un anno, una notte d’estate, un atto orribile e sconsiderato. Nel mezzo ci sono le conseguenze che quell’atto ha il potere di produrre, il terrificante portato di imprevedibilità che le tiene insieme. C’è soprattutto un contesto fagocitante, che rosicchia i suoi abitanti come i ratti alle costole del vile Wilfred.

Notte buia niente stelle

Non ci è dato sapere se la giuria grigia di quei topi è realtà o proiezione, se i defunti possono davvero riemergere dalle tombe per raccontare i segreti dell’aldilà. In 1922 la valenza metaforica è così evidente da lasciare il lettore in totale sospensione e con l’unica certezza del futuro passato di quell’America degli anni Venti ormai prossima al tracollo.

Come accadeva in Uscita per l’inferno, Stephen King guarda dritto nel baratro per trarne l’insostenibile peso della miseria, di tutti i destini sommersi destinati a perdersi in un trafiletto di giornale sullo sfondo del nuovo che avanza. Lo fa senza lasciare risposte al di là dei fatti, senza spiegarci se quello di Wilfred era delirio oppure terrificante lucidità. Lo fa uccidendo ogni tipo di amore – quello che “ci vede anche troppo bene”. Lo fa uccidendo Elpis.

Solo il Re poteva far sopravvivere alla speranza il profondo ritratto di un uxoricida.

Francesca Fichera

 

Sette minuti dopo la mezzanotte (Juan Antonio Bayona, 2016)

Da oggi al cinema.

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Sette minuti dopo la mezzanotte: rispondete alla chiamata del mostro.

Stephen King ha detto: I mostri sono veri e anche i fantasmi lo sono. Vivono dentro di noi e qualche volta vinconoSette minuti dopo la mezzanotte ribadisce il concetto e tutto ciò che ne sta a monte senza sforzarsi di proporre una versione diversa da quelle che ci hanno abituato a leggere nella mostruosità una allegoria dei mali concreti dell’esistenza. La novità piuttosto – e anche qui ribadirlo è fine a se stesso – passa attraverso il modo di raccontarla.

In tal senso l’autore Patrick Ness – anche cosceneggiatore del film – non fa sconti e il regista Juan Antonio Bayona afferra le sue suggestioni con la stessa forza con cui la creatura arborea di A Monster Calls ghermisce il piccolo Conor (eccezionale Lewis MacDougall) ogni notte sette minuti dopo lo scoccare delle 12.

Il risultato? Un mare…

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FEFF19: Survival Family, l’amore e il blackout globale

Primo diario del Far East Film Festival 19!

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Lo sforzo di arrivare al Far East Film Festival di Udine è sempre ripagato dall’atmosfera di totale entusiasmo per il cinema che vi si respira, senza divisioni né snobismi di sorta. Come – almeno secondo noi – dovrebbe sempre essere.

Alla nostra terza volta al FEFF possiamo dunque confermare –  non che ce ne fosse il bisogno ma ci fa tanto piacere ribadirlo – la qualità del lavoro svolto da Sabrina Barracetti, Thomas Bertacche e tutto lo staff della kermesse udinese. Che quest’anno può vantare anche un design grafico di notevole impatto, in grado di dare un tocco di classe in più ai tanti gadget donati o venduti durante la manifestazione, oltre che alla veste del Teatro Nuovo, il centro del festival.

Per la sua diciannovesima edizione il Far East non punta sull’effetto grande nome (à la Joe Hisaishi) ma sulla consueta e gradevole varietà della sua selezione cinematografica. Quella…

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Cinque ragioni su Tredici

13 Reasons Why

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Le tredici ragioni per cui non torneremmo mai al liceo.

Quando si parla di disgrazie funziona un po’ come con le morti illustri: tutti sembrano voler segnare il territorio, dire io di piùtu non puoi capire. Invece Tredici aiuta a far passare un concetto molto semplice e a suo modo balsamico: siamo stati nella stessa barca.

Ci ho pensato tante volte ricordando F. (non scrivo il suo nome per discrezione) un mio ex compagno di scuola bullato sin dai tempi delle elementari che a un certo punto della sua adolescenza decise di suicidarsi. Nei tanti romanzi che ho cominciato e poi abbandonato gli ho sempre riservato un posto speciale, una dedica. Anche se quando sono venuta a sapere di lui non lo vedevo da più di quindici anni.

Un invito a guardarci attorno

Sì, Tredici (13 Reasons Why) racconta una storia di suicidio e di bullismo. Li…

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Planetarium (Rebecca Zlotowski, 2016)

La mia recensione di Planetarium.

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Il mistero di Planetarium.

Una pioggia di stelle, critiche positive e riconoscimenti cade su Rebecca Zlotowski . Varrà lo stesso anche per il suo Planetarium, distribuito in Italia da Officine Ubu? La risposta arriva presto, a metà strada fra un trailer necessariamente ingannevole e un film sull’inganno che inganna a propria volta.

D’altra parte quale può essere la verità – se di verità è concesso parlare – quando c’è di mezzo lo spiritismo? Nel cammino storico della pratica (o messinscena?) della seduta spiritica s’incunea la vicenda delle sorelle Fox – cui il film della Zlotowski è in parte ispirato – sullo sfondo di un’Europa pronta a precipitare nel baratro dei totalitarismi.

Siamo dunque negli anni Trenta del Novecento, solo che non si capirebbe se non fosse per la foggia degli abiti delle protagoniste femminili Laura (Natalie Portman) e Kate (Lily-Rose Depp) e per alcuni dettagli…

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Infedelmente tua (Preston Sturges, 1948)

Unfaithfully Yours, una commedia dai risvolti dark.

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Infedelmente tua: la versione restaurata in sala grazie a Lab 80 Film.

Al grido di “la gioventù va alla gioventù” torna al cinema in versione restaurata Infedelmente tuacommedia al veleno per la regia di Preston Sturges.

Non è il primo né l’ultimo degli #HappyReturns promossi dalla Lab 80 Film, che già da diversi mesi ripropone e distribuisce in sala i restauri digitali dei grandi classici cinematografici.

Dopo Lettera a tre mogli arriva dunque Unfaithfully Yours, film che porta letteralmente alla ribalta il brillante interprete inglese Rex Harrison.

A lui va il ruolo di Alfred De Carter, stimatissimo direttore d’orchestra sposato alla bella e assai più giovane Daphne (Linda Darnell) di cui è geloso oltre ogni limite.

Conferma l’eco shakespeariana della storia la comparsa di un misterioso dossier sulla presunta relazione della donna con il coetaneo Tony (Kurt Kreuger) biondo e aitante…

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