Ricciardi alla finestra

Una delle pagine più belle de La condanna del sangue di Maurizio de Giovanni.


Ricciardi fece una smorfia, senza smettere di guardare fuori dalla finestra del proprio ufficio.

— Grazie di avermi evitato un’altra lezione. Di destino ne abbiamo già avuto abbastanza stasera, ti pare? Senti a me: il destino non esiste. Esistono gli uomini e le donne e il coraggio di vivere o sottrarsi alla vita, come Iodice. Ed esiste chi vive nell’incoscienza, facendosi portare dalla corrente. Ecco che cosa esiste.

— Che peccato, pero’, commissa’, a sentirvi parlare così. Nemmeno la soluzione del caso e un fetente pazzo al manicomio criminale vi fanno sorridere, a voi.

Ricciardi non si girò.

— Sai che puoi togliere a uno che vive guardando dalla finestra? Lo sai che cosa?

— No, commissa’. Che cosa?

Un sospiro breve.

— La finestra, Raffaele. Gli puoi togliere la finestra.

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Teniamo testa

Non c’è più nulla di innocuo.
Le piccole gioie, le manifestazioni della vita, che sembrano sottratte alla responsabilità del pensiero, non hanno solo un momento di sciocca arroganza, di insensibilità e di cecità volontaria, ma entrano immediatamente al servizio del loro estremo opposto.

Anche l’albero in fiore mente nell’istante in cui è contemplato senza l’ombra del terrore; anche l’innocente “Che bello!” diventa una scusa per l’ignominia di un’esistenza che è del tutto diversa: e non c’è più bellezza e conforto se non nello sguardo che fissa l’orrore, gli tiene testa e, nella coscienza irriducibile della negatività, ritiene la possibilità del meglio.

Theodor AdornoMinima Moralia

Dialoghi sul cinema – Lettera a Bryan Cranston

La lettera perfetta

CineFatti

Bryan Cranston sarà a Giffoni.

CineFatti sarà a Giffoni.

La famosa lettera di Anthony Hopkins all’unico e solo Walter White della televisione vi aiuta a completare il sillogismo. Oltre a farsi (ri)leggere con piacere.

Caro Signor Cranston

Ho voluto scriverle questa email – contattandola attraverso Jeremy Barber – considerato che siamo entrambi rappresentati dalla UTA. Grande agenzia.

Ho appena finito la maratona di Breaking Bad, dal primo episodio della prima stagione agli ultimi otto della quinta (ho scaricato l’ultima stagione da Amazon) per un totale di due settimane di visione.

Non ho mai visto niente di simile. Eccezionale!

La sua performance come Walter White è stata la migliore prova di recitazione che ho mai visto.

So che questo ambiente è pieno di fumose e nauseabonde cazzate, al punto che avevo perso la speranza in ogni cosa.

Ma il suo lavoro è spettacolare – assolutamente incredibile. Ciò che è…

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Cicatrici

C’è chi scrive che le cicatrici guariscono, facendo un vago parallelismo con le malattie della pelle, ma nella vita queste cose non accadono. Ci sono ferite aperte, a volte ridotte a una puntura di spillo, ma restano sempre ferite. I segni della sofferenza sono più simili alla perdita di un dito, o della vista da un occhio. Magari non ne sentiamo la mancanza, neppure per un attimo, ma se anche fosse, non potremmo farci niente.

Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte

Traduzione di Elisa Pantaleo.

Forte come Fortini

Che cosa importa se non mi vogliono bene
se vanno lontani da me.
L’arnicizia è di un altro tempo.
Che cosa importa se anch’io non li amo
se non ho prudenza e pazienza.
Anche il tempo è di un altro tempo.
Ma dietro queste nuvole di nulla e neve salgono
tranquilli soli concordi cuori.
Che cosa importa se non li vedo ancora.
Da questo luogo io sorridendo resisto.
Dunque era vero che sarebbe stato
ogni cosa come previsto inflessibile.
che invisibile agli occhi, inaccessibile al cuore
sarebbe stato il reale e il possibile
e per nuda fede avrei dovuto confessarlo.
Ergo qui sto e di qui amaramente parlo.
Che cosa importa se non mi vogliono bene.
Che cosa importa se anch’io non li amo.
Qualche rosa della mente osa e ride alla neve.

Franco Fortini

Non spiegatemi questa poesia (perché deve restare piegata)

E se io morissi domani?

Mi avresti amato abbastanza

o avresti qualcosa nel ventre

che hai dimenticato di darmi,

che conservavi per i giorni

migliori?

E se io fossi morto prima

di conoscerti?

Non avresti avvertito qualcosa

che mancava nella tua vita?

Non ti saresti svegliata di notte

piangendo

senza sapere perché?

E se io non morissi mai?

Se non fossi fatto per morire

e nemmeno tu,

saresti disposta

a pagare un affitto in eterno,

a festeggiare l’ennesimo capodanno,

ad accettare le date di scadenza sui cibi

seduta al mio fianco,

leccando il sale dei pop corn?

Ma anche a vedere

nuovi mondi luminosi,

commuoverti per la nascita di una stella,

aspettare ogni mattino di carne calda

con eccitazione?

Mi riconoscerai

alla fine dei tempi?

Ivan TalaricoL’ennesimo capodanno

da Non spiegatemi le poesie che devono restare piegate 

(Gorilla Sapiens Edizioni, 2016)

Dialoghi sul cinema – I misteri di David Lynch

David Lynch dixit.

CineFatti

David Lynch: il mistero, la paura, il sogno.

25 anni dopo le fronde degli alberi di Twin Peaks sono tornate a circondarci. E l’emozione è così tanta che le nostre parole sembrano sciuparla o non bastare. Così chiamiamo in aiuto il suo autore, quel David Lynch che, quasi in concomitanza con il debutto della terza stagione della serie, ha annunciato il proprio ritiro dall’industria cinematografica.

Per questo estratto dal volume Perdersi è meraviglioso. Interviste sul cinema, recentemente riedito da minimum fax, dobbiamo ringraziare innanzitutto il sito minima&moralia che ha selezionato la conversazione fra Lynch e Kristine McKenna prendendola dalla prima edizione del libro

Tutto il resto va e appartiene a lui, sovrano dei gufi, dei boschi oscuri e delle visioni e dei segreti che vi abitano, a cui solo i geni e gli artisti come David sanno dare voce.


Amo ciò che riguarda l’infanzia perché quando si è bambini il mondo è così ricco…

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Il tempo sulla montagna magica

A rigore, dunque, quella che chiamiamo noia è piuttosto un morboso accorciamento del tempo in seguito a monotonia: lunghi periodi di tempo, se non si interrompe l’uniformità, si restringono in modo da far paura; se un giorno è come tutti, tutti sono come uno solo; e nell’uniformità perfetta la più lunga vita sarebbe vissuta come fosse brevissima e svanirebbe all’improvviso.

Assuefarsi significa lasciar addormentare o almeno sbiadire il senso del tempo; e se gli anni giovanili sono vissuti lentamente e la vita successiva invece si svolge e corre sempre più veloce, anche questo è da attribuire all’assuefazione.
Noi sappiamo benissimo che intercalando assuefazioni nuove e diverse adottiamo l’unico rimedio che serva a trattenere la vita, a rinfrescare il nostro senso del tempo, e così il nostro sentimento del vivere si rinnova.

Thomas MannLa montagna magica

Mi ricordo

Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi; salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo, e così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere e con il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell’attimo e perciò né triste né annoiato…

L’uomo chiese una volta all’animale: Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della tua felicità? L’animale voleva rispondere e dire: ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire – ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque. Così l’uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre attaccato al passato: per quanto egli vada e per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l’attimo, in un lampo, è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all’uomo.
Allora l’uomo dice: “Mi ricordo”.

Friedrich Wilhelm Nietzsche