Io, tanti. Storie di una creatura

Dopo l’estratto arriva l’intero: ecco a voi la versione integrale del racconto selezionato e inserito nell’antologia 200 e uno di questi mostri (ESESciFi, 2016).

Fate buon viaggio.


Ho freddo, abbiamo freddo. Mio fratello e io.
Sotto queste lenzuola non c’è che gelo, un mare d’argento del Nord assolutamente piatto.
Nessun movimento.
Dalla guerra abbiamo imparato ad aspettare senza fare niente. A fregarcene del cattivo odore. A centellinare l’acqua.
È un vero talento, soprattutto quando non si è soli.
E qui accanto c’è qualcosa.
Ci siamo noi.
Esatto, voi.
Anche voi in due.
Sì. Condividiamo il freddo. Forse qualcos’altro.
Penso proprio.
Ma il passato no. Niente guerra, per noi.
Siamo forti grazie ad altro.

Che cosa?
Abbiamo corso, per tanti anni. Chilometri
e chilometri, sudore e sudore. Dolori, sempre
meno. Il più grande è stato andarsene.

Dalla pista?
Diciamo così.
Cosa c’è vicino a voi?
Il buio. Poi peli, pezzi di carne.

Poesia dell'orrore - Checanty

Niente di nuovo, insomma. Speriamo solo tutto questo passi in fretta. Qui si muore…
Vero. Ma qualcosa cambierà. È già cambiato.
Dite?
Altrimenti non si potrebbe stare qui a ricordare
un’altra vita.

Giusto.
La guerra, eh?
Che quasi manca, qui sotto. È tutto dire.
A noi manca il vento, tantissimo.
Anche quello. Anzi, di più.
Qui non si muove niente.
No. Neanche noi. Nell’attesa, meglio dormire.
Già. Ma se succede…
Se succede qualcosa, saremo gli ultimi a saperlo. E voi le penultime.
Dipende. Però dormite, dormite pure.

Fuseli - The Nightmare - Io, tanti - Racconto

E fatto, ora dormono. Fra poco toccherà anche a noi, almeno per un po’. Almeno per dimenticare il freddo, la stasi, la mancanza del vento. Quanto vorremmo tornare a correre, a sentire l’acqua e l’aria… Fortuna che esistono i sogni.
Chi siete? Chi eravate?
Non conta chi eravamo, ma come: veloci.
Misteriose. Io invece sono un pezzo grosso.
Anche se senza un pezzo.
Tipo quale?
Il cuore.
Un senza cuore. Buffo.
È tragico. In vita ho amato molto.
Le cose cambiano. A parte qui dentro…
Questo lenzuolo è gelido. Il lettino di metallo è gelido. Vorrei avere caldo.

Edward Hopper - Summer Interior

Vivevo in un luogo sempre baciato dal sole, in riva al mare. Sempre in maniche di camicia, sempre allegro. È strano ricordarlo. Spero di non riuscirci più, che sia l’ultima volta…
Perché?
Perché vorrei di nuovo essere lì, e non posso.
Lo stesso vale per noi. E per i nostri vicini.
Siamo in tanti, qui.
Più di quanti si potrebbe immaginare.
Quindi voi correvate. Sport, qualche sport…
Cento metri. E tu? Gestivo un ristorante. Sempre in maniche di camicia, d’estate, ma con la giacca e il fiore all’occhiello durante le serate importanti, anche col caldo. Il caldo
Qualcosa ci dice che non stilleremo mai più una sola goccia di sudore, d’ora in avanti. Adesso però anche noi dormiamo, tanto qua sotto non c’è molto altro da fare. Ma prima dicci: come hai perso il cuore?
Non l’ho perso. Si è fermato. E lo hanno buttato via. Ma neanche finisco di dirlo che già non le sento più. Sono di nuovo solo, in
compagnia dei vuoti e delle altre carni fredde, sulla lamina lucida de lettino metallico.
Non è vero che sei solo. Ci siamo anche noi. Noi venute dall’inverno e dalla fatica. Eravamo forti, raccoglievamo i frutti della terra ogni giorno, fino al calar del sole. Ci allungavamo sul terreno assieme alla sua luce.
Anche voi. Ma siete complete, a differenza di me.
Non del tutto, in realtà. A te manca il cuore, a noi una guida.

Nella luce 12

È la stessa cosa. D’altra parte, non potrei tremare se non ci fosse qualcosa che mi chiede di farlo.
Lo chiede a tutti. Ci stiamo svegliando.
E allora, prima che accada, preferisco riposare un altro po’. Forse riuscirò a sognare la donna del mio posto d’estate un’ultima volta.
A fingere di sentire ancora qualche battito.
Noi restiamo invece. Resistiamo. Stringiamo i pugni. Mentre tu già dormi.
Vi sento. Sento calore, un fuoco che brucia dentro e fuori. Sento di potervi dare un ordine, il primo. Finalmente hanno acceso la
luce in questa stanza, finalmente vedo. So di essere bello. So di esserlo stato. È così assurdo convivere con la memoria della propria morte… Di tante morti.
Ma ora, lo avverto, arriva qualcuno. Deve essere l’artefice di tutto. Colui che ci ha fatti incontrare, che ci ha cuciti insieme. Io, che ero attore, e voi, che avete recitato altre esistenze.Chissà se sono state difficili, brevi e
dolorose, come la mia. Tu, uomo senza cuore venuto dall’estate, e voi, braccia di contadino, e voi ancora, gambe di atleta, piedi di soldato.
Solo le parti migliori: basteranno a raggiungere la perfezione?
Non credo. Mi credevo perfetto e sono morto prima di capire di non esserlo. E adesso mi ritrovo a far da testa di un corpo non mio, privo di tepore e di sangue ma che forse ha speranza. Che mi piace vedere come una
seconda possibilità.
Lui mi crede morto, però. Ha tolto il lenzuolo bianco, scoprendo un neonato di grandi dimensioni.

Frankenstein e Freud

Tutte le mie parti sono richiamate al mondo dal loro torpore. Quest’uomo ha occhi vuoti che incutono timore, chissà se pure i miei sono così. Nel vetro dei suoi occhiali scorgo il riflesso di un bisturi, dita guantate di bianco che si avventano sul tronco pallido: uomo dell’estate, è probabile che da questo momento avrai un cuore nuovo, ma temo che sarà doloroso. Troppo. Lui ci crede morti.
Vorrei essere il contadino delle pianure innevate per afferrargli i polsi prima che sia tardi. O il corridore, per scalciare, fuggire, sentire di nuovo il vento sulla faccia. Ma è solo trauma, incubo, senso d’impotenza. Tu, soldato, dovresti saperlo. Dovresti insegnarmelo.
Eppure io sono te, ma sono anche gli altri. Sono io, siamo tanti. Siamo niente.
Muovetevi, vi dico, muoviamoci! Lui ci fa male, lui ci apre in due, lui mette un cuore grondante fra le ossa. È tutto dolore, ancora dolore, che ci addormenta e ci fa svegliare. E io urlo NO! mentre mi alzo a sedere, e voi rispondete ai comandi. Voi, noi, non fa differenza.
L’uomo con gli occhiali indietreggia, finalmente qualcosa riempie il suo sguardo: si direbbe paura. Viene dopo il dolore. Ma io sento già di volergli bene, nonostante il gelo a cui mi ha costretto. Perciò poggio i nostri piedi a terra, tendo le nostre braccia, cammino. Ed è quasi come se questo cuore penzolante non facesse più male.

Francesca Fichera

Annunci

Racconti dalle periferie d’Italia

La periferia nel cinema italiano, dati e film alla mano. Per l’articolo completo basta un clic in fondo al testo.

In qualità di esempi di disadattamento che sopravvivono adeguandosi al regolamento interno dei microcosmi devianti (D’Agostino 1984), le figure sullo sfondo di paesaggi urbani nuovi e degradati si può dire che rientrino fra le più rappresentative della produzione audiovisiva italiana immediatamente recente. […]

All’interno di tale accresciuta percentuale di prodotti audiovisivi situati in periferia, successiva sia al cosiddetto fenomeno del gomorrismo che al rinnovato allontanamento dell’immaginario dalla Roma “bene”, a spiccare è proprio la presenza costante del capoluogo laziale.

Sono i “margini della capitale” (Fusco 2013) il luogo periferico preferito dall’industria cinematografica del nostro Paese: un assunto che, senza trascurare la pur significativa traccia lasciata da Napoli e dalle immagini legate al suo hinterland, potrebbe aiutare a riscrivere il dibattito sulla negatività del primato che la periferia partenopea avrebbe finora detenuto nell’immaginario italiano contemporaneo.


Continua qui

Racconti dalle periferie d'Italia. Suburra

Guardare Roma è farsi un regalo

Roma – Una recensione

CineFatti

Romaèuncerchiochenonsichiude

Sarà che il chiacchiericcio su Roma di Alfonso Cuarón assomiglia un po’ alla sua storia: in fondo non finirà mai?

Una semiretta o un semicerchio, ecco cosa sembra, come se la rivelazione autobiografica del regista messicano sia stata messa lì per farsi paragonare a la qualsiasi, figure geometriche incluse.

Invece ha molto più dell’arte secondo la definizione di Cesare Pavese: semplice in principio e complessa alla fine, come un fiore che sboccia in timelapse.

L’ombradellaluce

Comincia con un movimento ininterrotto della macchina da presa, culmina in due corpi capovolti sotto il sole – “Sai che non è male essere morti?” chiosa il bambino – e procede attraverso scene sottratte ai pomeriggi estivi dell’infanzia.

Nonostante l’insistenza su alcune fastidiose ma funzionali ripetizioni (qualcuno ha detto merda di cane?) la rivelazione/confessione di Cuarón sa ricordarci il significato della parola intimitàparlando con la luce.

Viene quasi da dire che l’utilizzo del biancoenero non è mai…

View original post 159 altre parole

Cold War fa rima con amor

Cold War – Una recensione

CineFatti

Da Ida a Cold War, la Storia in 4:3

Chissà se quattro occhi sono meglio di due quando si tratta di fare da testimoni alla Storia.

Cold War lascia il quesito in sospeso, preferendogli un ballo lento e senza appigli.

Dall’autore di Idae My Summer of Love arriva un secondo racconto in bianco e nero degli eventi che hanno segnato l’Europa novecentesca, un racconto visto e vissuto dall’interno del doppio sguardo di due amanti.

L’eleganza del polacco

PerPawel Pawlikoski tempo e immagine sono in 4:3, scanditi dallamusica e dall’eleganza.

Tutto comincia a svolgersi in una Polonia post-bellica e rurale macchiata di fango, dove volti arrossati e ingenui cantano alla macchina da presa le note di una tradizione lontana; la stessa che l’accademia artistica di Wiktor (Tomasz Kot) vuole riportare al centro della vita del Paese.

E poi c’è una ragazza bionda che sembra…

View original post 226 altre parole

NeXT-Stream

La realtà contigua è un altrove che è già qui: è l’irruzione del non familiare in un contesto già spiazzante, nel quale i personaggi si muovono attingendo a competenze misteriose, istintive, seguendo pulsioni di vita, confidando nella possibilità di cogliere qualcosa di vero ovunque si trovino a vagare.


L’idea di NeXT-Stream si è concretizzata con il volume del 2015 (NeXT-Stream. Oltre il confine dei generi).


Curato da Lukha B. Kremo e Giulia Abbate, hanno interpretato questo nuovo tema di NeXT-Stream quattordici autori: Giovanni De Matteo, Alessandra Cristallini, Andrea Pomes, Linda De Santi, Domenico Mastrapasqua, Marco Milani, Matt Briar, Laura Silvestri, Irene Drago, Franci Conforti, Valeria Barbera, Stefano Trucco, Sandro Battisti, Francesca Fichera.

Cover di Ksenja Laginja.


Link per acquistare e/o recensire l’antologia:

Kipple Officina Libraria

Amazon

BookRepublic

Libreria Universitaria

Kobo

EXIT

10 storie, una sola uscita.


Assenze, presenze, arrivi, partenze.

10 storie brevi, una sola uscita.

Da una stanza, da una casa, dalla scena.

Ci sono porte, al centro o sullo sfondo, che nascondono spettri, sigillano vecchi mondi, si aprono su nuove dimensioni. Rimanendo, in un modo o nell’altro, punti di origine del cambiamento, malinconiche ma imperdibili vie di fuga, dove l’unica luce è un EXIT che lampeggia.

Questa è Exit, la raccolta di racconti che mi trascino dietro da una (altra) vita.

Editata e impaginata da Germano Hell Greco, letta in anteprima da Silvia Pilly Von Bussen e Lucia Patrizi, con copertina di Luca Morandi e l’immancabile zampino di Fausto (i miei tre quarti).

Link per acquistare e/o recensire l’e-book:

Amazon

Goodreads

Sempre fedeli a Stefano Re – CineKing #47

L’ultimo CineKing del 2018

CineFatti

Fedeli al Re nonostante il Ka avverso

Sono 47 mesi (agosto escluso) che ilCineKingdiCineFatti corre verso Nord senza fermarsi, nonostante gli intoppi e i giorni 19nati sotto una cattiva stella.

Del resto vi sarete resi conto da voi che oggi è il 2 dicembre e, dunque, il nostro appuntamento conStephen King(non per la prima volta) ha un po’ sballato i tempi.

Poche chiacchiere: sembra giunto il momento di prendersiuna pausa.

Prima…

Prima però vi diciamoquel che c’è da sapere, in modo da non lasciarvi sguarniti sui percorsi mediatici da seguire nei prossimi mesi.

A cominciare dall’annuncio cheMike Flanagan (Il gioco di Gerald,Hill House) ha diffuso poche ore fa attraverso i suoi canali social: le riprese dell’adattamento di Doctor Sleep sono giunte al termine.

Quando lo vedremo? Il 24gennaio del 2020: evidentemente laWarner…

View original post 170 altre parole

#InCorto: Bao (Domee Shi, 2018)

Bao (corto) – Una recensione

CineFatti

Con Bao la dolcezza è un piatto da servire caldo

Sembra facile ma non è, questo Bao, antipasto fragrante servito da Disney Pixar per aprire le danze di Gli Incredibili 2. A prepararlo è la regista Domee Shi, che attizza il focolare per cucinare dei tradizionali e tondissimi baozi.

Ed ecco che il tenero involtino ripieno, stretto tra i denti dell’alter ego animato della regista, si anima con urlo e uno starnuto. Ha gambe, braccia e vita propria, oltre alla più irresistibile delle vocine: l’incubo di ogni vegano, ma anche di noi tremendi onnivori e della donna sullo schermo, per cui il bao non può essere mangiato.

Al contrario, il buffo raviolo deve essere allevato. Tutta la breve storia dell’ennesimo iridescente corto Pixar è il racconto di una crescita, esteriore e, ovviamente, interiore, come del complesso quanto naturale rapporto fra genitori e figli

View original post 165 altre parole

The Haunting of Hill House: dentro l’incubo del lutto

Dentro Hill House

CineFatti

Dentro Hill House la vita è un brutto sogno (ma l’unico che abbiamo)

Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo 
non è che un sogno dentro un sogno.

Edgar Allan Poe

Chiudere tutte le porte a costo di non far entrare niente, dalla luce alla vita: ecco cosa significa avere paura. Ecco qual è il cuore di Hill House.

Dall’omonimo romanzo di Shirley Jackson, parte del Gotha degli autori di genere, prende forma l’ennesimo esempio di casa stregata che ricalca i meandri di una mente e di un cuore (e di uno stomaco).

E in The Haunting of Hill House le menti e i cuori sono tanti, un’intera famiglia – quella dei Crain – trattenuta fra i muri e i corridoi di un incubo all’apparenza senza uscita.

Un incubo oceanico

Nell’allora della serie Netflix scritta e diretta da Mike Flanagan, la storia della magione…

View original post 580 altre parole

Elevation of the King – CineKing #46

Elevation of the King – CineKing #46

CineFatti

Sugli alti e i bassi dell’impero di Stephen King

23 ottobre, Italia: esce The Outsider, il nuovo thriller kinghiano osannato da Dan Simmons e soci. 30 ottobre, USA: è il turno di Elevator, altro attesissimo (e combattutissimo) romanzo di quel Re a cui – diciamocelo – ormai fatichiamo a stare dietro.

E anche se non è sempre tutto rose e fiori, quando parliamo di Ka la fede resta un incrollabile baluardo, capace di resistere a delusioni più o meno ingenti – come quella di Castle Rock – come ad estenuanti periodi di magra.

Dal libro al film: la storia non si ferma

D’altra parte tutti eravamo convinti che il primo nuovo adattamento da segnare in agenda sarebbe stato il secondo capitolo di IT per la regia di Andy Muschietti, in arrivo negli Stati Uniti il 6 settembre 2019.

Invece, al grido di detto, fatto

View original post 450 altre parole