Stare bene

L’anno in cui tutti mi dicevano “come stai bene, sei dimagrita!” è stato uno degli anni più brutti della mia vita. Nello stesso anno scoprii che la maledizione dell’incongruenza fra le cose belle e le cose buone non riguardava solo me.

Mentre i ricordi e un amore non corrisposto mi consumavano dall’interno (spingendomi quasi all’anoressia) venni a sapere che una mia vecchia conoscenza, di qualche anno più piccola di me, beveva prima di andare a scuola. Così tanto che un giorno era svenuta in classe.

E cosa dicevano di lei? “Ora sta benissimo, ha un corpo da paura”. Fa nulla se per ottenerlo vomitava tutte le mattine. Da allora ho cominciato a chiedermi perché ulcere ed epatiti – oltre agli ovvi ma mai scontati discorsi sulla dipendenza, che è un problema ben più grande – abbiano sempre spaventato meno di un po’ di grasso sulle gambe.

Lungi da me inneggiare alle cazzate curvy e all’apologia della cellulite: l’eccesso di ciccia fa male come il suo contrario, sebbene in modi diversi (anche l’acqua, quando è troppa, si sputa). Non per questo una ragazza filiforme per costituzione deve sentirsi fuori posto l’8 marzo, come spesso succede grazie alla consueta valanga di post sulle cosiddette donne vere.

E per lo stesso motivo io non devo sentirmi fuori posto perché sono rotonda ma perfettamente in peso forma, perché amo mangiare e fare moto allo stesso modo.

C’è un mito per cui la magrezza riesce a essere sempre meno patologica del suo opposto. Per cui alcune ragazze si chiudono in casa d’estate o arrancano verso la riva con i teli avvolti intorno alla vita (c’è chi addirittura arriva a bagnarsi coi vestiti addosso).  Un mito distruttivo che ha confuso l’apparenza con la sostanza più di quei social che in molti attaccano a vanvera fra una chiacchierata da bar e l’altra.

Certo, parlo per la mia esperienza, che non è verbo e mai lo sarà, ma mi piace pensare che quando ho smesso di nascondermi, quando ho capito che ciò che avevo valeva tanto e andava migliorato, curato, abbellito per quello che era, ho ricominciato a guardami e a farmi guardare. E anche se per un po’ hanno smesso di dirmi come stai bene conta che sia riuscita a stare bene io.

Perché riguardando le foto di quell’annus horribilis mi sono detta che loro avevano torto, che quello stare male dentro e fuori era riuscito a rendermi brutta. Mi sono detta che i miei occhi sono uno specchio insostituibile e che qualcosa un giorno finalmente ha saputo pulirlo.

Vacanze

Bisogna trovare il tempo anche per loro. Bisogna trovare il tempo da perdere.

Se ne avrò non lo so, perché mi aspetta un settembre più caldo di agosto, mi aspettano consegne di libri, articoli, proposte ancora da scrivere, lezioni e presentazioni.

Però qualcosa mi dice che sentirò la necessità di tornare qui, di tanto in tanto, ovunque io sarò. L’unica cosa è che non potrò farlo con lo stesso metodo. Neppure voglio in realtà: per me l’estate è il mare, e il mare è sacro.

Quindi socchiudo La finestra di Hopper per un bel po’, a scanso delle sorprese portate dal vento. Restate nelle vicinanze, ché la luce potrebbe riaccendersi quando meno ve lo aspettate.

Buone perdite di tempo a tutti!

 

Sloom

The sea said goodbye to the shore so the sun wouldn’t notice
The seaweed that wrapped its arms around you
The carpet on my cheek feels like the fall grass
And I run through the tall trees with your hands chasing me
The books that I keep by my bags are full of your stories
That I drew up from a little dream of mine, a little nightmare of yours
To be asked to take this plunge, to forgive and forget
And be the better man, to be a better man, to be a better man
The cat’s silhouette, as big as a monster,
In this concrete jungle, with street lights hanging their heads
So make all your last demands for I will forsake you
And I’ll meet your eyes for the very first time, for the very last
So love me mother, and love me father, and love my sister as well

Taxi Ride

Un tassista mi parla di escort. Dice che ne conosceva una che guadagnava almeno 1000 euro al giorno. Questo dopo avermi dipinto il quadro tragico di un’Italia in via di disfacimento, fatta di politici coi vitalizi, troppo lavoro, troppe poche ferie.

“Hai capito ‘sta guagliona che ha fatto, che fa?”

Io avrei voluto rispondergli che non la invidio affatto, perché non aspiro ad avere 1000 euro al giorno. Che di sicuro vi apparirà strano, buonista (ma andate sulla Treccani a leggere la definizione prima di parlare) ma è proprio vero: felicità e ricchezza non sono sinonimi.

La sicurezza, quella sì. Ci è stata tolta, forse non ci era mai stata promessa davvero, ma è tutt’altra cosa dall’eccesso. Ed ecco che ancora una volta il mito insegna, pur senza essere letterale, facendomi tornare in mente la favola del pesciolino d’oro: siamo o non siamo tutti come la moglie del vecchio pescatore, che desiderio dopo desiderio non si accontentava mai?

Però lei, quando i castelli e i gioielli e i broccati sparivano, sorrideva di nuovo. Quando tutto ridiventava uguale a prima tornava a essere felice.

Qualcosa mi dice che la maggior parte di noi non ci riesce. Che ci ostiniamo a confondere l’aspirazione con una povertà che molte volte non abbiamo veramente conosciuto.

Ma è un discorso anacronistico, il mio, per cui mi fermo qui. Con un letto, un pasto caldo, un tetto sulla testa, i miei libri, i miei giochi e le mie dolci compagnie. L’infinitesima parte di 1000 euro al giorno.

Un Sense8 perso per ogni Twin Peaks donato

Addii e ritorni.

CineFatti

Ciao Sense8benvenuto Twin Peaks!

Un nostro amico ha scritto che “per riavere Twin Peaks dovevamo perdere Sense8. È il karma”, e sembra quasi impossibile non credergli dopo la doccia fredda che ha seguito il ritorno del capolavoro di David Lynch sui nostri piccoli schermi.

Sense8 Canceled at Netflix” titolavano i giornali, quando i fan dello show ideato da Lilly e Lana Wachowski dovevano ancora riprendersi dal finale dichiaratamente aperto e costellato di colpi di scena della seconda stagione.

Un primo (e ultimo?) bilancio

Stagione che rispetto alla prima aveva preferito puntare meno sul ritmo e più sulle idee consegnandoci il disegno di una nuova era, del mondo come dei racconti seriali che provano a restituirne il senso.

giphy

E le cerchie degli homines sensoria ci stavano riuscendo, anche se la bandiera bianca issata da Netflix, chiaro segno che il gioco (investimento) aveva smesso di valere la…

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Dialoghi sul cinema – I misteri di David Lynch

David Lynch dixit.

CineFatti

David Lynch: il mistero, la paura, il sogno.

25 anni dopo le fronde degli alberi di Twin Peaks sono tornate a circondarci. E l’emozione è così tanta che le nostre parole sembrano sciuparla o non bastare. Così chiamiamo in aiuto il suo autore, quel David Lynch che, quasi in concomitanza con il debutto della terza stagione della serie, ha annunciato il proprio ritiro dall’industria cinematografica.

Per questo estratto dal volume Perdersi è meraviglioso. Interviste sul cinema, recentemente riedito da minimum fax, dobbiamo ringraziare innanzitutto il sito minima&moralia che ha selezionato la conversazione fra Lynch e Kristine McKenna prendendola dalla prima edizione del libro

Tutto il resto va e appartiene a lui, sovrano dei gufi, dei boschi oscuri e delle visioni e dei segreti che vi abitano, a cui solo i geni e gli artisti come David sanno dare voce.


Amo ciò che riguarda l’infanzia perché quando si è bambini il mondo è così ricco…

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Presente

Quello che viene prima dei progetti per il futuro. Ad avercelo chiaro, a capirlo, ci vuole talento.

Non so se è capitato anche a voi, insomma; molto probabilmente sì. Però sapete, parlo di uno di quegli imprevisti belli e insieme brutti. Soprattutto belli in realtà, brutti soltanto per quel poco che è, appunto, il grado di imprevedibilità.

Per cui arrivederci (ancora una volta) libro su Stephen King. Spero che i nuovi progetti valgano la pena di questa ennesima e sempre momentanea rinuncia.

Intanto sono finalista qui. Il resto ve lo dico quando avrò finito di capirlo, in quest’estate troppo lunga e faticosa che è piena da un lato e dall’altro (si) svuota.

E il trailer della Torre Nera giunse – CineKing #31

Stephen King, il cinema e la tv, puntata ennesima.

CineFatti

La Torre Nera vien fuori dalla nebbia.

È il primo, il più desiderato e allo stesso tempo il meno entusiasmante della lista: stiamo parlando del trailer della Torre Nera uscito poche settimane fa sui canali Sony. Quali sono state (oltre alla solita shitstorm) le reazioni a caldo? Vi riportiamo le nostre.

La cifra young adult non è del tutto scomparsa, Matthew McConaughey doppiato sembra uno spot ministeriale e, in generale, non si capisce niente. È evidente che il terrore corre in casa di Nikolaj Arcel e soci, perché il lavoro col contagocce sulla campagna di marketing suggerisce che la produzione abbia davvero pochissima voglia di rischiare… oppure, nella peggiore delle ipotesi, la rognosa certezza di fallire.

Fatto sta che Stephen King, padre della saga letteraria, ha approvato in toto il progetto definendolo come qualcosa di completamente nuovo rispetto alla sua creazione e confermando l’ipotesi che vedeva nella Torre Nera 

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Sette minuti dopo la mezzanotte (Juan Antonio Bayona, 2016)

Da oggi al cinema.

CineFatti

Sette minuti dopo la mezzanotte: rispondete alla chiamata del mostro.

Stephen King ha detto: I mostri sono veri e anche i fantasmi lo sono. Vivono dentro di noi e qualche volta vinconoSette minuti dopo la mezzanotte ribadisce il concetto e tutto ciò che ne sta a monte senza sforzarsi di proporre una versione diversa da quelle che ci hanno abituato a leggere nella mostruosità una allegoria dei mali concreti dell’esistenza. La novità piuttosto – e anche qui ribadirlo è fine a se stesso – passa attraverso il modo di raccontarla.

In tal senso l’autore Patrick Ness – anche cosceneggiatore del film – non fa sconti e il regista Juan Antonio Bayona afferra le sue suggestioni con la stessa forza con cui la creatura arborea di A Monster Calls ghermisce il piccolo Conor (eccezionale Lewis MacDougall) ogni notte sette minuti dopo lo scoccare delle 12.

Il risultato? Un mare…

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