Addio e grazie per il BOOMSTICK 2017

Giornate piovose, umidicce, piene di cose da fare per forza. Quelle che poi arriva il Boomstick e tutto va un po’ meglio.

Quest’anno il premio targato Book and Negative è piovuto in testa alla vostra cara Jasmine di quartiere per rimbalzare su alcuni dei vostri crani (i più fortunati, s’intende).

Ma che cos’è il Boomstick Award e quali sono le sue regole? 

Ve lo spiego riutilizzando in buona parte le parole del suo creatore.

È un premio destinato a sette blogger per far schiattare chi non ce l’ha ma anche per far conoscere blog fighi che altrimenti sparirebbero causa predominio di facebook e social network assortiti. E notate bene: non viene assegnato per meriti, ma per pretesti, contro le logiche dei premi stile “pacca sulla spalla fra blogger che si guardano tutto il santo giorno allo specchio”.

Richiede 4 semplici quanto inderogabili regole:

1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore

2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione

3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto, o più di uno, se ne avete

4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite

And my nominees are…

  1. Lo spettatore indisciplinato di Davide, perché è un compagno occhialuto che diffonde amore per il cinema, la scrittura e i gattini.
  2. Secondo Kara Lafayette di Silvia, perché il suo blog è una garanzia (cit.) e quest’anno merita una pioggia di Boomstick.
  3. Uno spettatore qualsiasi di Roberto, perché è un blogger/fenice che rinasce sempre dalle sue ceneri.
  4. Il giorno degli zombi di Lucia, perché piangiamo sugli stessi film ed è quasi riuscita a farmi stare simpatici gli squali. E poi scrive da dio.
  5. Il Bollalmanacco di Cinema di Erica, perché condividiamo l’aMMore per King come l’odio per Anderdedoum (giuro che la prima volta che l’ho letto sono andata a googlarlo così com’era).
  6. Bibolottymoments di Elena, perché quando ho bisogno di planare sulla terra senza sentirmi sola basta leggerla. E perché anche lei ama i gattini.
  7. Camera mia di Arianna, perché è una piccola bella scoperta recente e mi ricorda che non si finisce mai di imparare, anche da chi è più piccolo d’età.

 

A questo punto non mi resta che salutarvi così.

 

 

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La Trinacria di Scotty

Qui dove mi hai lasciato annuso arance. Poco o nulla si muove, così mentre mi annoio nella quiete del tramonto guardo i lombrichi contorcersi all’ombra delle loro tane di pietra.

Basta spostarsi di qualche metro per trovare il mondo. Lo hai visto il mare? Io sì, almeno un fazzoletto. Era illuminato dal sole e custodito dalle rocce. Tutto giallo come l’oro.

Notola Sicilia, sono oro. Gli stemmi rifraggono raggi, odori forti, sorrisi. Il signore che ci ha accolto ne aveva uno molto bello, quasi più dei suoi occhi blu.

In questo posto si mangia quasi quanto si chiacchiera. Perciò voglio tornarci, assieme a te. Voglio rivedere i balconi con i fiori, provare a salire qualche gradino in più e a bere più vino. Magari anche aiutarti a scacciare via lo spettro di un futuro senza luce. So che è ancora là mentre ti guardo dormire e sudare accanto alla tua vera unica fonte luminosa.

Perché? mi chiedo. E chiedo a te. Me ne sto buono e fermo come sempre, eppure non so spiegarmi come mai ti sfugge ancora la natura della gioia, simile ai granelli di zucchero mai sciolti nella cioccolata di Modica o a quell’esplosione di sapore che avresti voluto trattenere mentre cenavate con la giacca addosso. Con le mani sempre strette, anche quando poggio la zampina sull’interruttore e il buio che tanto odi si fa vero.

Con le mani strette eppure in piena libertà per queste stradine arancioni e blu.

Scotty a Noto - Trinacria

Momenti di preziosissima felicità – Capitolo 5

Prendendo spunto da un post di Francesco Villari, che a sua volta si è ispirato alla rubrica Giudizio Universale di Cuore, riprendo in mano questa piccola e fragile rubrica per domandarvi quali sono le cinque cose per cui secondo voi vale la pena vivere.

Le mie sono: i bagni a mare, andare a letto insieme, guardare un film stesi sul divano, la vigilia di Natale, una birra gelida a fine giornata.

Inutile dire che la felicità è un sottotesto neanche troppo sotterraneo.

Felicità 6

 

Sono una donna lavorata dai fantasmi

Sono una donna lavorata dai fantasmi
inchiodata a quattro chiodi perché detiene valori screditati
marchiata per aver cercato di pensare chiaro
sola e un po’ errante in questa reincarnazione
senza un mantello balsamo qualcun altro
per aver compreso a lungo termine
gli amici sono lontani gli specchi vicini
ho perso un codice dolorosamente conquistato
e ora capire significa soltanto
illuminare una via reale di pietra
senza passi che fuggano o si avvicinino
senza passo alcuno.

 

Juana Bignozzi

Traduzione di Stefano Berardinelli


Grazie a Nuovi Argomenti.

Nuove Eterotopie #1

Bella antologia, da leggere senza dubbio. Sedici intensissimi racconti, fra i quali almeno 3 o 4 puri gioielli narrativi, entrati di prepotenza nella mia antologia personale: “Nell’occhio del vortice con gli spettri del tempo” di Giovanni De Matteo, “Interno blu” di Francesca Fichera, “Pensa a Phleba” di Alex Tonelli, “Border” di Umberto Bertani. E poi in chiusura quella meraviglia di Bruce Sterling, Robot tra le rose.

Claudio Forziati (continua su Goodreads)

Nuove eterotopie


Link per acquistare e/o recensire il libro:

Delos

Amazon

IBS1

Kobo Store

Bookrepublic

La Feltrinelli

Goodreads

I bambini in bicicletta

Dal mio articolo La paura non fa più Novanta pubblicato da Quaderni d’Altri tempi (consultabile al link)


A supporto dell’operazione va il trend del rimpasto nostalgico dei prodotti culturali d’antan sulla cui scia si muove il grande successo di lavori quali Super 8 (2011) e Stranger Things (2016), parte di una folta serie di rielaborazioni che coinvolge gli elementi comuni tanto all’immaginario sorto dai film spielberghiani quanto a quello legato ai coevi libri kinghiani.

A costituirne i protagonisti e insieme i tropi fondamentali sono i bambini “fermi nell’acqua al tramonto” (King, 2017) dinanzi alle sfide poste dai riti di passaggio e dalle difficoltà della vita quotidiana che, legandosi gli uni agli altri con il filo sottile e luccicante dell’amicizia, salgono a bordo delle loro bici per passare da un’età a quella successiva.

In loro e con loro si riabilita, per l’ennesima volta nella produzione di King, l’ideale divisione fra magia bianca e magia nera, che vede la purezza del sentire infantile in aperta contrapposizione rispetto al lerciume accumulato fra le pieghe del pensiero e della vita da adulti.

Francesca Fichera

Così siamo

Dicevano, a Padova, “anch’io”
gli amici “l’ho conosciuto”.
E c’era il romorio d’un acqua sporca
prossima, e d’una sporca fabbrica:
stupende nel silenzio.
Perché era notte. “Anch’io
l’ho conosciuto”.
Vitalmente ho pensato
a te che ora
non sei né soggetto né oggetto
né lingua usuale né gergo
né quiete né movimento
neppure il né che negava
e che per quanto s’affondino
gli occhi miei dentro la sua cruna
mai ti nega abbastanza.

E così sia: ma io
credo con altrettanta
forza in tutto il mio nulla,
perciò non ti ho perduto
o, più ti perdo e più ti perdi,
più mi sei simile, più m’avvicini.

Andrea Zanzotto

1922 (Zak Hilditch, 2017)

Ancora King con 1922 – La recensione

CineFatti

Correva il 1922, l’ultimo anno di Signora Speranza.

Difficile tenere banco con ITdi Muschietti in sala e Il gioco di Geraldalla porta accanto, eppure 1922 non ha quasi nulla da temere in fatto di confronti.

Il film di Zak Hilditch prodotto da Netflix, dove è disponibile dal 20 ottobre scorso, sta a confermare che sì, ci sono nuovi standard da seguire, e non solo per ciò che riguarda gli adattamenti dei libri di King.

Conferma anche che The Mist la serie è stata un’eccezione e che, se tutto va bene, siamo di fronte a un futuro creativamente e produttivamente florido, per la sala come per tutto ciò che la richiama ma ha da tempo smesso di appartenerle.

Ladies and gentlemen, Mr. Thomas Jane!

In quanto al film, tratto come molti di voi sapranno dall’omonimo racconto di Notte buia niente stelle, ha tanti pregi quanti difetti

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