Attento che cadi

Io non ne voglio di portiere aperte, né vado in solluchero per i fiori. Mi piace offrire pranzi o fare a metà e se il cameriere porta acqua e birra al tavolo non mi capacito ancora del fatto che l’alcolico venga servito di default a chi mi accompagna.

Per gli stessi motivi mi rifiuto di accettare le vostre smorfie se dico qualche parola che non si addice al mio faccino di brava guagliona ma va benissimo quando a pronunciarla è un vero uomo.

E niente, piccole cose che, a lungo andare, diventano enormi.

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Postumano

I critici di queste tecnologie letali, tra cui l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, pensano il contrario. Essi sostengono che gli attacchi dei droni sono “esecuzioni extragiudiziarie che violano la sovranità delle nazioni, macchiano la levatura morale degli Stati Uniti e fomentano l’estremismo” (Caroll, 2012).
Essi affermano che il modo migliore di prendere posizione rispetto a queste complesse problematiche è di bandire le armi automatizzate dal campo di battaglia e al contempo di esigere dai robot una costante cura degli umani.

A Berlino nel 2012 un gruppo d’ingegneri, filosofi e attivisti ha dato vita all’Icrac, Comitato Internazionale per il Controllo dei Robot Armati, al fine di cercare di tenere sotto controllo gli effetti dell’autonomia raggiunta dagli attuali sistemi di armi robotiche, in particolare dei droni. Da quando l’amministrazione Obama ha però promesso investimenti pari alla somma di 15 miliardi di dollari per i droni Predator e Reaper, non si può negare la loro crescente importanza sia come armi offensive che come strumenti di policy.

Rosi Braidotti, Il postumano

(DeriveApprodi, 2014)

In una vasca che si scalda poco a poco

Se non siete al passo con la seconda stagione di The Handmaid’s Tale, fermatevi pure.

In caso contrario – e sempre se volete – andate avanti.

The Handmaid's Tale

È la storia di Emily quella che compare qui. La storia di Emily in cui si continua a scavare, mentre lei scava morte nella trappola senza via di scampo delle Colonie.

Alexis Bledel dà vita al personaggio femminile in assoluto più terrificante mai apparso su uno schermo: terrificante perché, a mettersi nei suoi finti panni, non è possibile reggere un secondo di più. Perché, senza girarci attorno, è un incubo atroce come pochi.

Un incubo che ha inizio con un richiamo sul posto di lavoro – ad Emily, che insegna, viene chiesto di nascondere agli alunni la sua famiglia arcobaleno, composta da una moglie e un figlio – ed esplode con la scritta Faggot affissa al cadavere dell’uomo che ha tentato di salvarla.

L’impiccato ha valore di goccia che fa traboccare il vaso della cittadinanza, in fuga verso l’ultimo scampolo di libertà: un volo aereo di sola andata.

Allora l’incubo diventa incubo vero, perché non c’è luce del giorno che venga in aiuto. Emily arriva al gate con la moglie Sylvia e il figlio ma qualcosa ai controlli non funziona.

Emily riceve una convocazione privata, la guardia spiega a lei e alla sua compagna che non possono partire insieme. “Ma siamo sposate”, si difendono. “Non vale più – risponde l’addetto – È proibito per legge”.

Così, di punto in bianco, il valore di un atto legale viene annullato da un altro atto legale. E la storia si ripete: diversa, ma si ripete.

Mentre a me torna in mente l’immagine di tutti noi, assorti e tranquilli per le vie assolate e affollate del centro, inconsapevolmente liberi di. Perfino di dimenticare quello che abbiamo e rischiamo di perdere.

In una vasca che si scalda poco a poco, finiremo bolliti senza accorgercene.

Sei nell’anime: i cartoni giapponesi che hanno compiuto 20 anni

Sette anime (giapponesi)

CineFatti

Un tuffo nelle anime giapponesi del 1998.

Cosa avrà di tanto speciale il 1998 lo avrete capito dalla copertina dell’articolo, ma Spike non è l’unico motivo e lui stesso non è memorabile solo per la sua storia. È stato un anno importante per gli anime ma per noi è soprattutto un momento nostalgia, un tuffo nel passato nelle classiche rimembranze da generazioni cresciute negli anni Novanta.

Ma non vogliamo essere egocentrici, le lacrime per il tempo versato dal 1998 a oggi vogliamo condividerle con voi, segnalandovi sette anime usciti in Giappone venti anni or sono e distribuiti poi in Italia, quando ancora dovevamo aspettare le 21:00 dopo cena per un appuntamento in particolare che molti di voi ricorderanno.

Cowboy Bebop

È il 3 aprile del 1998 e la nostra vita cambia in diretta su TV Tokyo, va in onda la prima puntata dell’anime più famoso della sua…

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I luoghi dell’abbandono hanno il nome di Dogman

Dogman – Una recensione

CineFatti

Dogman: l’inferno oltre la saracinesca

Se n’è tanto parlato prima e dopo il premio cannense per Miglior Attore al semisconosciuto Marcello Fonte, perché con Dogman, come ne L’imbalsamatoreMatteo Garrone ha voluto riportare alla ribalta uno dei più oscuri fatti di cronaca del nostro Paese.

Da sempre attirato dai paesaggi al margine di Roma, Napoli e Caserta, il regista romano ha ribadito l’esistenza di un legame tra periferia e devianza offrendo una liberissima interpretazione dell’efferato delitto del Canaro, avvenuto trent’anni fa in una via della Magliana.

La storia però, assieme ai nomi e ai dettagli che la popolano, slitta silenziosamente nella desolazione sabbiosa di Villaggio Coppola (Castel Volturno) dove Dogman è l’insegna al neon di un negozio di tolette per cani gestito dal mite Marcello, alias di De Negri, e disturbato dalla presenza di Simone (Edoardo Pesce), giovane delinquente del quartiere e futura vittima.

Una violenta solitudine

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Sventurata è la terra che ha bisogno di eroi

Non c’è stato uomo in Italia che ha accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone: bocciato come consigliere istruttore, bocciato come procuratore di Palermo, bocciato come candidato al CSM e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia se non fosse stato ucciso. Eppure ogni anno si celebra l’esistenza di Giovanni come fosse stata premiata da pubblici riconoscimenti o apprezzata nella sua eccellenza. Un altro paradosso. Non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità.

Ilda Boccassini


Il resto all’articolo: http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/23/news/falcone_voleva_vivere_e_i_suoi_nemici_non_erano_solo_i_mafiosi-166149153/

Rain on River - Hopper - Pessoa

La famiglia King regna sovrana – #CineKing 42

La famiglia King alla tv

CineFatti

Il lungo regno di Stephen King e figli

Chi segue il CineKing di CineFatti da 42 mesi a questa parte sa bene quanto la presenza di Stephen King sia diventata più di una costante delle produzioni per il cinema e la televisione. Ma Joe Hill?

Ai neofiti del mondo kinghiano chiariamo subito che il secondogenito del Re – meno noto per il suo nome di battesimo, Joseph Hillstrom King – ha seguito le orme di suo padre aiutandosi con uno pseudonimo, ma senza disdegnare i benefici della collaborazione con un genitore che è anche uno degli autori più famosi e acclamati del suo tempo.

Da questa collaborazione nel 2012 è derivato un racconto dal titolo Nell’erba alta (In The Tall Grass) apparso sulla rivista Esquire e pubblicato un anno più tardi anche da noi. Adesso un certo Vincenzo Nataliha dichiarato di volerne fare un film

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Comunque vada…

…è allora, nel luogo e nel momento della svolta, che il mondo si mette ad ascoltare. È allora che il corpo del viaggiatore e il suo percorso diventano un tutt’uno, rompendo il muro invisibile che separa il nero dal bianco, l’amore dall’odio, il rumore dalla quiete.

Da una mia storia inedita, se il Ka vorrà, presto su questi schermi.

Sipario

In eterno vive quel che è stato

e quel che fu lacerato

torna a guarire

e l’avvizzito a rifiorire.

Senza violenza e senza nome

è dell’unità il seme vero

e nella trasfigurata visione dell’uno

dov’è l’inizio, dov’è la fine?

Vassily_kandinsky,_1932_-_Fixed_Flight

Vasilij KandinskijIl sipario viola

(da Il suono giallo e altre composizioni sceniche, Abscondita, 2002)